Nello scrigno dei sapori veneti anche il broccolo che
conquistò Goethe
"Sei nato sotto un cavolo?". Una favola che serviva
per non dire al piccino che l'aveva messo al mondo la mamma. La
verità si apprendeva quando si diventava più grandicelli. Di
cavoli, broccolo e derivati, in questo periodo di freddo, si fa
largo uso in gastronomia.
Nel Vicentino, ad esempio, continuano ad esaltare una
specialità locale, il broccolo fiolaro di Creazzo, un prodotto
diffuso in tutta la provincia, un tempo cibo dei poveri,
oggi apprezzato per le sue proprietà alimentari.
Il nome di questo ortaggio deriva dalla presenza di germogli
inseriti lungo il fusto della pianta, conosciuti in termine
dialettale come "fioi" e che finiscono in padella,
insieme alle foglie più giovani, come una vera prelibatezza. Un
prodotto che ha la particolarità di non assomigliare né per
forma, né per gusto alle altre varietà di broccolo.
Come ricorda Antonio di Lorenzo, in un saggio introduttivo
dedicato al broccolo di Creazzo, il primo ad innamorarsi di
questo prodotto tipicamente vicentino fu Johann Wolfgang von
Goethe, durante la tappa a Vicenza del suo viaggio in Italia,
che il poeta tedesco intraprese nel 1786. Il 23 settembre di
quell'anno Goethe, in visita al mercato vicentino, fermò in un
disegno l'immagine di una giovane contadina che caricava sulle
spalle una arco di legno flessibile, alle cui estremità
pendevano due ceste colme di ortaggi. Si trattava del "bigòlo",
strumento di lavoro quotidiano dei contadini, ma non ci sono
prove, naturalmente, che quelle ceste di ortaggi contenessero
del broccolo fiolaro di Creazzo. "Certo è che ancora
nell'ottocento la produzione di broccolo fiolaro è di 150 mila
cespi l'anno: è un prodotto conosciuto e rinomato in tutta la
provincia". Ma anche quest'ortaggio risentì
dell'evoluzione dei tempi, ad un mercato che iniziava a
conformarsi alle prime avvisaglie del mercato globale.
Sono gli anni Cinquanta-Sessanta e nell'Italia che cambia,
cambiano anche i gusti dei consumatori, tra i quali trionfa la
bistecca, "si popolano le serre che consentono coltivazioni
senza problemi di stagione e di prodotto, mentre il broccolo
Fiolaro appassisce e rapidamente tramonta sulle tavole". In
questi ultimi anni, però, con la riscoperta della tipicità e
genuinità dei prodotti, reazione proprio a quella
globalizzazione "insipida" che ne aveva decretato il
tramonto, il fiolaro è tornato sulle tavole, presentato in
un'infinità di ricette: dai tortini ai budini, nei panzerotti e
sulla pizza, con la pasta e nei ripieni, nelle creme e nelle
zuppe, come contorno e perfino come ingrediente per dolci.
La
raccolta dei broccoli si protrae da novembre a febbraio,
anche se i più saporiti sono, secondo la tradizione, quelli
delle prime gelate, quando per difendersi dal freddo il
sempreverde limita la presenza di acqua nei tessuti e aumentando
la concentrazione di sali e zuccheri, che lo rendono più
saporito. Ricco di vitamine, di sali minerali e di calcio, il
fiolaro, come tutti i cavoli, rappresenta una valida alternativa
dietetica al formaggio.
Riconosciuto con il Decreto Legislativo n.173 del 1998 quale
Prodotto Agroalimentare Tradizionale, il Broccolo Fiolaro
rientra nella categoria dei prodotti vegetali allo stato
naturale o trasformati. La sua è una coltura tipica della
zona collinare di Creazzo, dove è stata introdotta alcuni
secoli fa. La sua coltivazione si è affermata nella parte alta
della collina, nella zona di Rivella-Beccodoro-Rampa, per vari
fattori: nella zona tipica gli appezzamenti utilizzati sono in
pendenza ed esposti a sud, per cui le condizioni climatiche nel
periodo invernale sono più favorevoli rispetto alla pianura;
infatti il broccolo è una coltura prettamente invernale e
sebbene riesca a sopportare per brevi periodi temperature anche
piuttosto basse (-8/10 °C) senza eccessivi danni, abbisogna di
un clima non troppo freddo ed asciutto come si può riscontrare
in collina; il terreno soprattutto della zona a terre bianche
è di tipo sabbioso-limoso, calcareo e, se lavorato
opportunamente, si presenta sciolto, facilitando le operazioni
colturali; in passato la disponibilità d’acqua era fattore
limitante per le produzioni agricole, soprattutto nelle zone
collinari, ma sotto questo aspetto la collina di Creazzo poteva
contare sulla presenza di numerose sorgenti, che sono state
sfruttate per l’irrigazione soprattutto nella delicata fase
del post-trapianto nel periodo estivo.
L’ideale combinazione di questi fattori, produce un
prodotto di riconosciuta qualità, superiore rispetto ai comuni
limitrofi.
Descrizione sintetica del prodotto
Il broccolo appartiene alla famiglia delle Brassicacee, che
comprende circa 3000 specie coltivate nel mondo. Molte di esse
sono importanti come piante alimentari per l’uomo e già nell’antichità
venivano coltivate per i loro effetti benefici. Originario dell’Europa,
è coltivato da tempo immemorabile; lo cita anche Catone il
Vecchio riconoscendogli proprietà medicamentose. Attualmente le
varietà coltivate in Europa sono circa 150.
Il broccolo possiede importanti caratteristiche antimutagene e
anticancerogene, visto l’elevato contenuto di sostanze
antiossidanti. Il suo consumo è indicato come alimento
preventivo dei tumori dell’apparato digerente, polmonare, del
seno, della prostata e dell’endometrio, nonché nei soggetti
affetti da ipertensione arteriosa grazie all’ottimo apporto di
potassio.
Descrizione delle metodiche di lavorazione e conservazione
Si semina a mano in semenzaio a fine giugno, per ottenere le
piantine da trapianto. Ogni agricoltore, produce la semente in
proprio, selezionando le piante ritenute più idonee e viene
conservata gelosamente e difficilmente scambiata con altri. Ci
sono quindi selezioni di broccoli fiolari che si differenziano,
anche in modo non molto marcato, per precocità di maturazione e
per aspetto del fogliame. Le piantine, alte circa 10 cm, vengono
trapiantate in pieno campo nel mese di agosto ad una distanza di
circa 40 cm sulla fila e 70 cm tra le file. La messa a dimora
avviene praticando manualmente delle buchette nel terreno con la
zappa o con un paletto, anche se negli ultimi anni si sono
diffusi i trapianti meccanici nei terreni ove la pendenza lo
permette. Dopo il trapianto si eseguono 3-4 annaffiature per
innalzare la percentuale di attecchimento. A distanza di 1 mese
viene eseguita una sarchiatura con una leggera concimazione.
Senza ulteriori particolari cure, i primi broccoli sono pronti
già nel mese di novembre; infatti la tradizione vuole che i
broccoli più saporiti si possono consumare solo dopo il
verificarsi delle prime gelate, tant’è che i caratteri
organolettici dell’ortaggio migliorano nel proseguo dell’inverno,
in quanto, la pianta sempreverde, si difende naturalmente dal
gelo, limitando i processi biologici, così da aumentare la
concentrazione nelle foglie di sali, zuccheri, esaltandone così
il sapore. La raccolta si protrae per tutto il periodo invernale
fino al mese di febbraio. Dopo la raccolta fatta manualmente, i
broccoli vengono mondati delle foglie più vecchie, confezionati
in cassette ed immessi subito nel mercato.