anno  V - n. 19
4 giugno 2003

 

fotografia ciliegie

 

 

 

 

 

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Prodotti Tradizionali

Estate, tempo di ciliegie.
Irresistibili, deliziose, amate, incontrastate regine delle tavole.

"Sono come le ciliegie. Una tira l'altra". Questo detto la dice lunga sulla bontà di questo frutto, la cui pianta ha origini asiatiche e che si diffuse in Egitto sin dal VII secolo a.C. e venne introdotto in occidente probabilmente da Lucullo, il console romano vittorioso su Mitridate. Testimonianza della sua diffusione viene da molti autori greci e latini, che ci tramandarono dettagliate descrizioni dei diversi tipi esistenti all'epoca.

Del ciliegio nel nostro paese ne parlò per primo Varrone, descrivendone dettagliatamente l'innesto e poi Plinio il Vecchio nella sua Naturalis Historia. Attualmente coltivato in Europa, Asia, Australia, America, l'Italia rappresenta una delle maggiori produttrici di questo frutto, con moltissime varietà, diverse fra loro per dimensioni, gusto, colore.

La fioritura del ciliegio avviene in primavera contemporaneamente alla comparsa delle foglie. Uno spettacolo della natura per la densità floreale di colore bianco, che dona alla chioma degli alberi un fiabesco candore. Dai fiori, avvenuta la fecondazione, si formano le ciliegie, riunite anch'esse in grappoli, dal colore rosso, che a seconda della qualità, va dal rosso vivo al rosso cupo, quasi nero.

"Le ciliegie, oltre ad essere ricche di vitamine A-B1 e B, contengono anche proteine, zucchero, sali minerali di potassio, calcio, magnesio, ferro, fosforo, oltre ai principi disintossicanti e depurativi. Gode, inoltre, di un azione diuretica e antiurica, poiché i suoi principi attivi trasformano l’acido urico in acido ippurico il quale viene poi facilmente eliminato per via naturale. Moderatamente lassativa, e' anche particolarmente indicata per chi deve incrementare la riserva alcalina. Ricche di zuccheri, ma con un minimo apporto calorico: 38 calorie ogni 100 grammi, ideali quindi per una dieta ipocalorica. Presentano un buon assortimento di acidi organici importanti per l’equilibrio acido-base del corpo e una discreta quantità in potassio, elemento fondamentale nel controllo dell’ipertensione arteriosa. Tradizionalmente questo frutto e' consigliato anche a chi soffre di reumatismi e, per le vitamine che contiene, ai bambini e agli adolescenti. In caso di stipsi, basta mangiarne a digiuno una discreta quantità per depurare l’organismo.

fotografia alberi di ciliegioPurtroppo i frutti sono disponibili solo in un breve periodo dell’anno: da giugno a fine luglio. Debbono essere scelti con attenzione, sodi, privi di ammaccature e con un picciolo verde vivo e intenso. Il loro periodo di conservazione e' limitato e in un luogo fresco e poco umido, mai in un sacchetto di plastica. La mandorla del nocciolo contiene acido cianidrico, una sostanza tossica per l’organismo, e pertanto non deve essere assolutamente consumata. Per una migliore conservazione debbono essere raccolte nell’esatto momento della maturazione e in ottime condizioni, particolarmente dal punto di vista sanitario. I frutti vengono protetti dalla alte temperature e posti in celle frigorifere entro 4 ore dalla raccolta. Naturalmente oltre al tradizionale consumo, le ciliegie possono essere utilizzate per la produzione di marmellate, sciroppi, succhi, canditi e sorbetti. L’infusione distillata di questi frutti in alcol offre un liquore bianco dolce di antica tradizione: il maraschino, nato nei silenziosi conventi medievali. Prodotto quasi esclusivamente in Italia, rimane un ottimo liquore da dessert, anche se usato prevalentemente in pasticceria. Numerosi sono i liquori a base di ciliegi e tra i più noti ricordiamo il Kirsch e lo Cherry".
In Veneto, una delle regioni italiane con la maggiore produzione di ciliegie, se ne conoscono diverse qualità, che vanno dalle Durone di Cazzano a quelle di Marostica, da quelle dei Colli Euganei a quelle dei colli Asolani e Veronesi.

Le origini del ciliegio nel territorio veronese risalgono ad epoche antiche, anche se i pareri degli studiosi sulla presenza di reperti botanici sono piuttosto controversi. Notizie di un certo interesse, però, si ritrovano a partire dal 1807, grazie ai membri dell’Accademia d’Agricoltura di Verona, oggi Accademia d’Agricoltura Scienze e Lettere, che riportavano annualmente, nelle "Osservazioni Agrarie", gli avvenimenti di maggior importanza. A fine Ottocento il Regio Prefetto conte Luigi Sormano Moretti, nella sua monumentale "Monografia della provincia di Verona" fornisce notizie dettagliate sulle varietà coltivate: "Frutta.- Oltre che agli agrumi ed agli ulivi è questa zona appropriata alla coltivazione degli alberi fruttiferi, i quali tuttavia prosperano mirabilmente nella zona dell’alta pianura…Di ciliegi ve n’ha buona quantità specialmente quelli a frutto rosso cupo e le varietà più conosciute distinguosi, giusto l’ordine di loro maturazione qui in: …more piccole o pegolotte; more o pertegaize"

La coltivazione del ciliegio era tuttavia attuata soprattutto per il consumo locale, con piante sparse nei broli familiari o demandata a segnare i "termini", o confini, fra proprietà.

fotografia ciliegieLa prima vera diffusione del ciliegio, nell’area collinare veronese, si attua dopo la prima Guerra mondiale e coincide con la ricostruzione dei vigneti, dal 1930 al 1940, dovuta alla distruzione provocata dalla Fillossera, tra la fine dell’Ottocento ed i primi anni del Novecento. Dopo la seconda Guerra mondiale la coltivazione di ciliegio s’espande nuovamente. La cerasicoltura è pertanto un’attività agricola tradizionale, che conta oramai circa un secolo di vita. Nell’area di produzione, l’alta pianura e la collina veronese, sono presenti condizioni di clima, di terreno e di consolidata professionalità degli operatori, che hanno fatto si che queste ciliegie siano conosciute ed apprezzate in tutta Europa.

La cultivar locale di maggior pregio, è la "Mora di Cazzano" probabilmente originaria dalla Val Tramigna, regina delle ciliegie veronesi, che per le sue eccellenti qualità organolettiche la rendono particolarmente apprezzata anche nei mercati esteri più esigenti.

Nel territorio di Asolo e Marostica, la coltivazione del ciliegio risale all'epoca Medioevale e oggi rappresenta una produzione specializzata. Tra la fine di maggio e l'inizio di giugno in queste località si svolgono feste e sagre che ne promuovono la commercializzazione, nel corso delle quali, oltre all'esposizione del prodotto, si possono gustare, in percorsi gastronomici, in diverse ricette, a cominciare dagli antipasti, per poi passare ai primi, ai seconi, sia di carne che di pesce, fino ai numerosi dessert.