Estate, tempo di ciliegie.
Irresistibili, deliziose, amate, incontrastate regine delle
tavole.
"Sono come le ciliegie. Una tira l'altra". Questo
detto la dice lunga sulla bontà di questo frutto, la cui pianta
ha origini asiatiche e che si diffuse in Egitto sin dal VII
secolo a.C. e venne introdotto in occidente probabilmente da
Lucullo, il console romano vittorioso su Mitridate.
Testimonianza della sua diffusione viene da molti autori greci e
latini, che ci tramandarono dettagliate descrizioni dei diversi
tipi esistenti all'epoca.
Del ciliegio nel nostro paese ne parlò per primo Varrone,
descrivendone dettagliatamente l'innesto e poi Plinio il Vecchio
nella sua Naturalis Historia. Attualmente coltivato in Europa,
Asia, Australia, America, l'Italia rappresenta una delle
maggiori produttrici di questo frutto, con moltissime varietà,
diverse fra loro per dimensioni, gusto, colore.
La fioritura del ciliegio avviene in primavera
contemporaneamente alla comparsa delle foglie. Uno spettacolo
della natura per la densità floreale di colore bianco, che dona
alla chioma degli alberi un fiabesco candore. Dai fiori,
avvenuta la fecondazione, si formano le ciliegie, riunite
anch'esse in grappoli, dal colore rosso, che a seconda della
qualità, va dal rosso vivo al rosso cupo, quasi nero.
"Le ciliegie, oltre ad essere ricche di vitamine A-B1 e
B, contengono anche proteine, zucchero, sali minerali di
potassio, calcio, magnesio, ferro, fosforo, oltre ai principi
disintossicanti e depurativi. Gode, inoltre, di un azione
diuretica e antiurica, poiché i suoi principi attivi
trasformano l’acido urico in acido ippurico il quale viene poi
facilmente eliminato per via naturale. Moderatamente lassativa,
e' anche particolarmente indicata per chi deve incrementare la
riserva alcalina. Ricche di zuccheri, ma con un minimo apporto
calorico: 38 calorie ogni 100 grammi, ideali quindi per una
dieta ipocalorica. Presentano un buon assortimento di acidi
organici importanti per l’equilibrio acido-base del corpo e
una discreta quantità in potassio, elemento fondamentale nel
controllo dell’ipertensione arteriosa. Tradizionalmente questo
frutto e' consigliato anche a chi soffre di reumatismi e, per le
vitamine che contiene, ai bambini e agli adolescenti. In caso di
stipsi, basta mangiarne a digiuno una discreta quantità per
depurare l’organismo.
Purtroppo
i frutti sono disponibili solo in un breve periodo dell’anno:
da giugno a fine luglio. Debbono essere scelti con attenzione,
sodi, privi di ammaccature e con un picciolo verde vivo e
intenso. Il loro periodo di conservazione e' limitato e in un
luogo fresco e poco umido, mai in un sacchetto di plastica. La
mandorla del nocciolo contiene acido cianidrico, una sostanza
tossica per l’organismo, e pertanto non deve essere
assolutamente consumata. Per una migliore conservazione debbono
essere raccolte nell’esatto momento della maturazione e in
ottime condizioni, particolarmente dal punto di vista sanitario.
I frutti vengono protetti dalla alte temperature e posti in
celle frigorifere entro 4 ore dalla raccolta. Naturalmente oltre
al tradizionale consumo, le ciliegie possono essere utilizzate
per la produzione di marmellate, sciroppi, succhi, canditi e
sorbetti. L’infusione distillata di questi frutti in alcol
offre un liquore bianco dolce di antica tradizione: il
maraschino, nato nei silenziosi conventi medievali. Prodotto
quasi esclusivamente in Italia, rimane un ottimo liquore da
dessert, anche se usato prevalentemente in pasticceria. Numerosi
sono i liquori a base di ciliegi e tra i più noti ricordiamo il
Kirsch e lo Cherry".
In Veneto, una delle regioni italiane con la maggiore produzione
di ciliegie, se ne conoscono diverse qualità, che vanno dalle
Durone di Cazzano a quelle di Marostica, da quelle dei Colli
Euganei a quelle dei colli Asolani e Veronesi.
Le origini del ciliegio nel territorio veronese risalgono ad
epoche antiche, anche se i pareri degli studiosi sulla presenza
di reperti botanici sono piuttosto controversi. Notizie di un
certo interesse, però, si ritrovano a partire dal 1807, grazie
ai membri dell’Accademia d’Agricoltura di Verona, oggi
Accademia d’Agricoltura Scienze e Lettere, che riportavano
annualmente, nelle "Osservazioni Agrarie", gli
avvenimenti di maggior importanza. A fine Ottocento il Regio
Prefetto conte Luigi Sormano Moretti, nella sua monumentale
"Monografia della provincia di Verona" fornisce
notizie dettagliate sulle varietà coltivate: "Frutta.-
Oltre che agli agrumi ed agli ulivi è questa zona appropriata
alla coltivazione degli alberi fruttiferi, i quali tuttavia
prosperano mirabilmente nella zona dell’alta pianura…Di
ciliegi ve n’ha buona quantità specialmente quelli a frutto
rosso cupo e le varietà più conosciute distinguosi, giusto l’ordine
di loro maturazione qui in: …more piccole o pegolotte; more o
pertegaize"
La coltivazione del ciliegio era tuttavia
attuata soprattutto per il consumo locale, con piante sparse nei
broli familiari o demandata a segnare i "termini",
o confini, fra proprietà.
La
prima vera diffusione del ciliegio, nell’area collinare
veronese, si attua dopo la prima Guerra mondiale e coincide con
la ricostruzione dei vigneti, dal 1930 al 1940, dovuta alla
distruzione provocata dalla Fillossera, tra la fine dell’Ottocento
ed i primi anni del Novecento. Dopo la seconda Guerra mondiale
la coltivazione di ciliegio s’espande nuovamente. La
cerasicoltura è pertanto un’attività agricola tradizionale,
che conta oramai circa un secolo di vita. Nell’area di
produzione, l’alta pianura e la collina veronese, sono
presenti condizioni di clima, di terreno e di consolidata
professionalità degli operatori, che hanno fatto si che queste
ciliegie siano conosciute ed apprezzate in tutta Europa.
La cultivar locale di maggior pregio, è la
"Mora di Cazzano" probabilmente originaria dalla Val
Tramigna, regina delle ciliegie veronesi, che per le sue
eccellenti qualità organolettiche la rendono particolarmente
apprezzata anche nei mercati esteri più esigenti.
Nel territorio di Asolo e Marostica, la
coltivazione del ciliegio risale all'epoca Medioevale e oggi
rappresenta una produzione specializzata. Tra la fine di maggio
e l'inizio di giugno in queste località si svolgono feste e
sagre che ne promuovono la commercializzazione, nel corso delle
quali, oltre all'esposizione del prodotto, si possono gustare,
in percorsi gastronomici, in diverse ricette, a cominciare dagli
antipasti, per poi passare ai primi, ai seconi, sia di carne che
di pesce, fino ai numerosi dessert.