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Prodotti
tradizionali

Il Veneto
leader nell'allevamento dei conigli
Il coniglio nel Veneto richiama la tradizione contadina;
anticamente l’allevamento del coniglio costituiva la forma di
reddito integrativo per le famiglie della mezzadria veneta, che
di queste carni si nutrivano e con le quali esercitavano un
piccolo commercio per poter disporre di una certa liquidità di
danaro. E che il coniglio abbia accompagnato le aziende agricole
venete fin dai suoi albori è dimostrato da numerosi documenti
storici e che fosse merce di valore lo si deduce essendo
inserito nei contratti agrari della fine 800, sia d’affitto
che di mezzadria, ma anche più recentemente nei mercuriali
della Borsa Merci della Camera di Commercio di Verona, che fin
dal suo inizio, nel marzo del 1962, ha inserito il listino
"coniglio con pelle", determinandone il prezzo a
livello nazionale.
Il coniglio , come tutti gli animali d'allevamento, ha subito
l’evoluzione del sistema. Da razze rurali o podaliche si è
passati ad ibridi vocati, si è perfezionata ed equilibrata l’alimentazione,
si sono evolute e tecnicizzate le strutture di allevamento. Di
tutto questo però la morfologia del coniglio è rimasta
inalterata ed anzi tali azioni ne hanno affinato la carne.
Da strettamente familiare, infatti, via via l’allevamento
del coniglio ha assunto dimensioni maggiori, senza però perdere
le sue caratteristiche di ruralità e il suo legame con la
terra. Questo è il tipo di allevamento oggi presente nel
Veneto, dove esiste la più importante concentrazione al mondo
di allevamenti cunicoli.
E’
universalmente riconosciuto che l’area del bacino del Piave è
stata la culla della moderna coniglicoltura, in quanto nella
marca, grazie anche ad una azienda produttrice attrezzature
cunicole, si sono sperimentate le tecniche di allevamenti
attualmente applicate in tutte le produzioni dell’Europa.
Questo fermento produttivo ha portato alcuni comuni della Marca,
quali Volpago del Montello e Trevignano, ad avere la più alta
concentrazione al mondi di allevamenti cunicoli.
L’esperienza degli allevatori locali e la ricerca
scientifica, poi, hanno contribuito a migliorare le carni di
questa specie, attraverso una corretta scelta genetica e una
alimentazione bilanciata, al punto che questa carne è
particolarmente apprezzata, oltre che per la digeribilità, il
basso tenore di colesterolo, l’elevato valore nutritivo, il
basso tenore di sodio, anche per il suo gusto che soddisfa i
palati più raffinati.
La carne di coniglio per la sua morfologia e per le tecniche
di allevamento adottate ha mantenuto negli anni una sua immagine
salutista, confermata tutt’oggi da studi ed indagini
alimentari. E’ una carne gustosa, particolarmente magra, molto
ricca di vitamine e sali minerali, come fosforo, magnesio,
potassio, ad alto contenuto di acidi grassi polinsaturi e a
bassissimo contenuto di colesterolo e sodio. Particolari
tecniche di allevamento e soprattutto un’alimentazione dell’animale
basata su materie prime di elevata qualità, hanno fissato nella
carne ulteriormente queste caratteristiche. Il coniglio negli
allevamenti professionali, viene allevato fino ad una età di
84/90 giorni, per non fargli raggiungere la maturazione
sessuale, evitando quindi quel particlare odore della carne non
apprezzato da molti consumatori.
L’alimentazione del coniglio si basa principalmente di erba
medica con integrazione di frumento, orzo e loro crusche, soia e
girasole. L’animale è molto sensibile alla presenza di
micotossine, per cui tutte queste materie prime, oltre ad essere
di buona qualità, devono anche essere conservate con
accorgimenti tali da non far sviluppare fermentazioni anomale.
Un tempo bistrattata dai vari chef e dimenticata dal consumo
familiare, oggi la carne di coniglio si sta proponendo, per la
sua eccletticità gastronomica, come un’interessante
passe-partout, sia con l’attenta riscoperta dei piatti
tradizionali, sia con l’invenzione di nuove pietanze.
La coniglicoltura italiana rappresenta la maggiore realtà di
settore a livello comunitario e mondiale. Con 230.000 ton. di
prodotto, pari a 100.000.000 di capi/anno, la coniglicoltura
rappresenta il 4° settore della zootecnica nazionale, dopo
bovini, suini e avicolo, con il 9% della P.L.V corrispondenti ad
una produzione lorda vendibile di 759.191 €.
A livello europeo l’Italia rappresenta il 44% della
produzione, seguita dalla Francia con il 25%, dalla Spagna con
il 17%; le produzioni degli altri Paesi, poi, compreso Grecia,
Portogallo ed Ungheria concorrono tutte assieme al 14%.
Le aziende a carattere intensivo che operano nel settore sono
circa 8.000 con un impiego di circa 10.000 addetti.
In questo panorama la regione Veneto ha un ruolo leader,
rappresentando circa il 38% della produzione nazionale. La
presenza, però, degli allevamenti nell’ambito regionale non
è uniforme, essendo concentrata soprattutto in cinque province:
Treviso, Verona, Padova Venezia e Vicenza.
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