anno  V - n. 33
24 settembre 2003

 

fagioli borlotti

 

 

 

 

Mondo agricolo Veneto - logo

Prodotti tradizionali

Il Borlotto di Levada un nano dalle… grandi qualità

I fagioli erano conosciuti e coltivati fin dall’antichità: vasi contenenti questo famoso legume sono stati trovati in Perù nelle tombe del periodo pre-Inca, mentre altri documenti testimoniano che gli Egizi li offrivano alle loro divinità.

I primi fagioli (Vigna sinensis o unguiculata), quelli che oggi chiamiamo "fagioli dall’occhio", erano originari dell’Africa subsahariana, mentre i borlotti, i cannellini e tutti gli altri innumerevoli tipi, invece, vennero importati dall’America. La specie dei fagioli americani, originaria del Messico e Guatemala e scientificamente chiamata Phaseolus vulgaris, si diffuse rapidamente in Europa, fino a soppiantare quella africana.

Nella nostra regione l'introduzione di questo legume non fu facile, soprattutto per via delle credenze secondo le quali il fagiolo era scarsamente digeribile e se riuscì lentamente a ritagliarsi un posto tra i prodotti coltivabili, fu perché consentiva la consociazione con altre colture, permettendo agli agricoltori di ricavare dallo stesso appezzamento un maggior volume di prodotto.

Tra le molte varietà di fagioli coltivati in Veneto e in Italia troviamo il fagiolo Borlotto Nano Levada. Questo particolare tipo di legume faceva parte della coltura agraria pedemontana già ad inizio secolo, quando veniva coltivato in file intercalari al mais oppure tra i filari dei vigneti.

Il fagiolo Levada è festeggiato da vari enti, tra i quali la Pro Loco di Camalò, in abbinamento alla Rassegna dei vini Triveneti, la Pro Loco Montelliana per la fiera d’autunno, ad Onigo di Pederobba dove ai primi di settembre si svolge  la festa del “Borlotto nano Leveda” con l’esposizione di prodotti orticoli locali.

Intervenendo recentemente ad una festa dedicata proprio al fagiolo, il Presidente della regione, Giancarlo Galan, ha ricordato che "tutte le storie incominciano con c'era una volta. E la nostra storia racconta proprio questo: che cosa c'era una volta. Una volta c'era il fagiolo. Ricordo - ha aggiunto Galan - anche se non molto bene, che in più di una favola si racconta di vecchie storie in cui è il fagiolo a mettere in moto la macchina della fantasia".

La produzione del Fagiolo di Levada è diffusa nei comuni di Pederobba, Cavaso del Tomba, Possagno, Cornuda e Crocetta del Montello.

Il prodotto si presenta come una leguminosa con portamento eretto, dai baccelli lunghi tra i 15 e i 17 cm, appiattiti e screziati di rosso su un fondo bianco crema. I fagioli all'interno variano da un numero di sei a otto e si presentano di buone dimensioni, rotondeggianti e allungati, con una caratteristica buccia molto sottile di colore bianco screziato di rosso. Con la cottura produce un brodo chiaro ed acquista un sapore delicato.

Secondo le metodiche di lavorazione, conservazione e stagionatura questo fagiolo richiede un terreno ben preparato, livellato e rullato, privo di ristagni, con temperature per lo sviluppo comprese fra i 20 e i 30°C. La semina va dai primi di aprile fino a luglio, mentre la raccolta comincia da metà luglio fino a metà settembre. Nel periodo della raccolta il fagiolo può essere acquistare fresco in baccello mentre nel resto dell’anno viene conservato e venduto secco, spesso confezionato in rustici sacchetti di juta.

Spesso il prodotto secco può essere confezionato e commercializzato in rustici sacchetti di juta del peso di un chilogrammo, mentre per la conservazione sono necessari locali non umidi e ben areati.