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Prodotti
tradizionali

Il
Borlotto di Levada un nano dalle… grandi qualità
I fagioli
erano conosciuti e coltivati fin dall’antichità: vasi
contenenti questo famoso legume sono stati trovati in Perù
nelle tombe del periodo pre-Inca, mentre altri documenti
testimoniano che gli Egizi li offrivano alle loro divinità.
I primi
fagioli (Vigna sinensis
o unguiculata), quelli
che oggi chiamiamo "fagioli dall’occhio", erano
originari dell’Africa subsahariana, mentre i borlotti, i
cannellini e tutti gli altri innumerevoli tipi, invece, vennero
importati dall’America. La specie dei fagioli americani,
originaria del Messico e Guatemala e scientificamente chiamata Phaseolus vulgaris, si diffuse rapidamente in Europa, fino a
soppiantare quella africana.
Nella nostra
regione l'introduzione di questo legume non fu facile,
soprattutto per via delle credenze secondo le quali il fagiolo
era scarsamente digeribile e se riuscì lentamente a ritagliarsi
un posto tra i prodotti coltivabili, fu perché consentiva la
consociazione con altre colture, permettendo agli agricoltori di
ricavare dallo stesso appezzamento un maggior volume di
prodotto.
Tra le molte
varietà di fagioli coltivati in Veneto e in Italia troviamo il
fagiolo Borlotto Nano Levada. Questo particolare tipo di legume
faceva parte della coltura agraria pedemontana già ad inizio
secolo, quando veniva coltivato in file intercalari al mais
oppure tra i filari dei vigneti.
Il
fagiolo Levada è festeggiato da vari enti, tra i quali la Pro
Loco di Camalò, in abbinamento alla Rassegna dei vini
Triveneti, la Pro Loco Montelliana per la fiera d’autunno, ad
Onigo di Pederobba dove ai primi di settembre si svolge
la festa del “Borlotto nano Leveda” con
l’esposizione di prodotti orticoli locali.
Intervenendo
recentemente ad una festa dedicata proprio al fagiolo, il
Presidente della regione, Giancarlo Galan, ha ricordato che
"tutte le storie incominciano con c'era una volta. E la
nostra storia racconta proprio questo: che cosa c'era una volta.
Una volta c'era il fagiolo. Ricordo - ha aggiunto Galan - anche
se non molto bene, che in più di una favola si racconta di
vecchie storie in cui è il fagiolo a mettere in moto la
macchina della fantasia".
La
produzione del Fagiolo di Levada è diffusa nei comuni di
Pederobba, Cavaso del Tomba, Possagno, Cornuda e Crocetta del
Montello.
Il
prodotto si presenta come una leguminosa con portamento eretto,
dai baccelli lunghi tra i 15 e i 17 cm, appiattiti e screziati
di rosso su un fondo bianco crema. I fagioli all'interno variano
da un numero di sei a otto e si presentano di buone dimensioni,
rotondeggianti e allungati, con una caratteristica buccia molto
sottile di colore bianco screziato di rosso. Con la cottura
produce un brodo chiaro ed acquista un sapore delicato.
Secondo le
metodiche di lavorazione, conservazione e stagionatura questo
fagiolo richiede un terreno ben preparato, livellato e rullato,
privo di ristagni, con temperature per lo sviluppo comprese fra
i 20 e i 30°C. La semina va dai primi di aprile fino a luglio,
mentre la raccolta comincia da metà luglio fino a metà
settembre. Nel periodo della raccolta il fagiolo può essere
acquistare fresco in baccello mentre nel resto dell’anno viene
conservato e venduto secco, spesso confezionato in rustici
sacchetti di juta.
Spesso il
prodotto secco può essere confezionato e commercializzato in
rustici sacchetti di juta del peso di un chilogrammo, mentre per
la conservazione sono necessari locali non umidi e ben areati.
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