Potrebbe essere definito un figlio della guerra e proprio
negli eventi legati al primo conflitto mondiale trova le sue
origini, origini casuali e legate alle necessità del momento.
Non si tratta però di un figlio illegittimo, ma di uno di quei
tesori della gastronomia italiana, nati dalla coniugazione
casuale dell'ingegnosità e della necessità degli uomini.
Il metodo di ubriacatura prenderebbe origine da quanto
avvenuto nella Sinistra Piave Trevigiana durante la ritirata di
Caporetto. Per nascondere agli austro ungarici affamati i
formaggi di casa, questi sarebbero stati coperti di vinacce,
considerate materiale di scarto e quindi non sottoposte a
particolari attenzioni e indagini. In fondo era meglio mangiare
del formaggio rovinato, dal gusto cattivo, piuttosto che morire
di fame. Passati i pericoli le "pezze" vennero
recuperate, ma nel frattempo avevano cambiato il colore della
crosta, divenuta violaceo scuro e la consistenza, conferendo al
formaggio gli aromi del mosto. Questa inusuale maturazione
risultò però essere molto gradevole, con un gusto molto
particolare tra il piccante e il fruttato, una vera delizia per
il palato, tanto che venne attuata anche dopo la guerra. Col
passare degli anni, da casalinga e campagnola, l'ubriacatura si
è evoluta a raffinato e ricercato trattamento e oggi "l'Inbriago"
viene accompagnato dal vino d'origine in una serie di
preparazioni gastronomiche di sicuro successo e qualità.
Oggi il territorio interessato alla
produzione di questi tipico formaggio è l'intera Provincia di
Treviso nei suoi 95 comuni e l’identità del prodotto deriva
dalla particolare maturazione e affinatura delle forme immerse
in vinaccia fresca e morbida. Vengono affinati i formaggi locali
a pasta semicotta, quali i DOP Asiago pressato e d’Allevo
oppure Montasio, il Latteria e tutti i consimili tipici dei
caseifici trevigiani, anche appositamente prodotti. Le
caratteristiche morfologiche e dimensionali (diametro, scalzo,
facce, marchiatura) sono evidentemente quelle tipiche del
formaggio di partenza. Sullo scalzo è ammessa la marchiatura
"INBRIAGO" per le forme appositamente prodotte,
oppure, come detto, le marchiature d’origine, DOP e non DOP.
La crosta assume un particolare colore,
giallo paglierino marcato se le vinacce derivano da uve bianche,
violaceo più o meno scuro e intenso se si tratta di vinacce da
uve rosse. La pasta assume una morbidezza specifica, un colore
tra bianco e giallo paglierino, un sapore aromatico, piccante,
piacevole, molto invitante, del tutto proprio.
Le metodiche di lavorazione, conservazione e
stagionatura prevedono che vengano selezionate forme di qualità
ineccepibile, con maturazione minima di 60 giorni o invecchiati
fino a 24 mesi.
Le forme prescelte vengono immerse in vinacce
morbide, appena sgrondate dopo svinatura naturale e non
sottoposte a torchiatura, ponendole separate tra loro in modo
che la vinaccia le circondi del tutto e che l’immersione sia
completa. Possono essere utilizzate tutte le vinacce locali
trevigiane, anche il Clinto e il Fragolino, nonché quelle dei
passiti.
La durata dell’immersione è variabile, per
formaggi appena maturi va da 8 a 10 giorni, per formaggi
invecchiati si arriva fino a 30 giorni. È ammessa la ripresa,
per due immersioni tra di loro separate, particolarmente valida
per formaggi invecchiati e per vinacce di uve passite.
Terminata "l’ubriacatura" le
forme vengono estratte dalle vinacce e sottoposte ad asciugatura
e pulitura, ad ulteriore stagionatura da un minimo di 15 a 30 e
più giorni, prima di poter essere avviate al consumo.