anno  IV - n. 41
16 ottobre 2002

 

Foto: immagine gallina padovana

 

 

 

 

 

Foto: immagine Gallina Padovana

 

 

 

 

 

 

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Prodotti tradizionali

La regina della bassacorte che ha per corona un… gran ciuffo

Un gran ciuffo di penne lunghe e lanceolate che si aprono sul capo, dandole l'aspetto di un crisantemo, due basette piumate che le scendono sotto gli occhi, una buffa barba. Può essere nera, bianca, dorata, camosciate e argentata. Sono le caratteristiche "somatiche" della gallina padovana, "galina con la capeòza" il simpatico pennuto da cortile le cui origini sono abbastanza incerte, contrariamente alle sue qualità gastronomiche.

Un'ipotesi curiosa e in un certo senso un po' suggestiva porta al 1300 in Polonia, quando il marchese Giovanni Dondi Dall'Orologio arrivò in quel paese per accrescere le sue conoscenze e le sue relazioni di prestigio. In Polonia il Dondi fu conquistato dall'eleganza e dalla bellezza dell'insolito gallinaceo, importandone alcuni esemplari in Italia, per allevarli nella sua villa gentilizia nel padovano. E da qui, naturalizzatasi, si diffuse al circostante contado, producendo insoliti incroci fino a giungere, attraverso le vie dei traffici commerciali utilizzati dai veneziani, nelle Fiandre e nel Brabante, regione a cavallo degli attuali Belgio, Olanda e Francia settentrionale, dove ancor oggi si trovano polli ciuffati.

Così il monaco bolognese Ulisse Aldrovandi, medico e naturalista, descrive, nel trattato "Historia Animalium" pubblicato agli inizi del XVII secolo, la gallina padovana: "Tra i nostri gallinacei più grandi ne esistono alcuni che il popolo chiama padovani, ma si tratta comunque di galline nostrane. Il gallo è bellissimo, ornato di ben cinque colori: decisamente nero, verde e rosso, in tutto il corpo prevale il nero. La testa è coperta di penne bianchissime, mentre le ali e il tronco sono in parte di colore nero con riflessi verdi. Anche la coda ha gli stessi colori, ma la base delle penne è di colore biancastro…..La testa è ornata di un bellissimo ciuffo con piume di coloro bianco alla base, una macchia rossa circonda gli occhi. La cresta è piccola, il becco e le zampe sono gialli".

L'allevamento di questo pregiato e gustoso gallinaceo è proseguito fino agli anni cinquanta, quando venne sostituito da razze più produttive e solo grazie alla passione di un insegnante di avicoltura dell'Istituto Agrario Duca degli Abruzzi di Padova, Gabriele Baldan e di pochi allevatori locali riuniti nell'associazione Pro Avibus Nostris, è cominciato il suo recupero.

Foto: immagine allevamento galline padovaneOggi l'allevamento della gallina padovana, razza riconosciuta come "pura" da uno standard nazionale redatto dalla Federazione italiana delle razze avicole, deve rispondere da un preciso disciplinare di produzione, che prevede innanzitutto una superficie minima nel luogo di allevamento di almeno quattro metri, per poter "ruspare", attività alla quale deve la qualità della sua carne, oltre naturalmente al tipo di alimentazione a base di granaglie, in particolare mais. Per essere "pronta" per la tavola, la gallina deve avere almeno 12 mesi e deve aver completato il suo primo ciclo di produzione di uova. Un marchio registrato ne garantisce l'origine: ad ogni esemplare viene apposto un anellino con il numero dell'allevamento ed esce dal macello accompagnato da un'etichetta, da un pieghevole e, per i ristoratori, da sei cialde che sul piatto accosteranno ogni porzione.

L'attuale area di produzione si estende tra le province di Padova e Venezia e in particolare nei centri di Padova, Borgoricco, Casalserugo, Rubano, Vaccarino di Piazzola sul Brenta, Cervarese di Santa Croce, Santa Maria di Sala e Cona.

Il crescente interesse registrato in questi ultimi anni attorno alla gallina padovana ha fatto in modo che si moltiplicassero anche le iniziative che vedono protagonista questo "nobile pennuto" da cortile, come ad esempio la manifestazione "Padova da gustare", la grande vetrina dell'agroalimentare padovano, con il momento clou in "Cene sotto le stelle", dove la gallina dal gran ciuffo è divenuta l'incontrastata protagonista dei menu.

La "Padovana" sarà presente anche al Salone del Gusto di Torino sotto l'egida dello Slow Food che ha inserito la storica gallina veneta "dal gran ciuffo" tra i presidi dell'Arca del gusto, ovvero tra i prodotti tipici da salvare e da rilanciare.

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