Un gran ciuffo di penne lunghe e lanceolate che si aprono sul
capo, dandole l'aspetto di un crisantemo, due basette piumate
che le scendono sotto gli occhi, una buffa barba. Può essere
nera, bianca, dorata, camosciate e argentata. Sono le caratteristiche
"somatiche" della gallina padovana, "galina
con la capeòza" il simpatico pennuto da cortile le cui
origini sono abbastanza incerte, contrariamente alle sue
qualità gastronomiche.
Un'ipotesi curiosa e in un certo senso un po' suggestiva
porta al 1300 in Polonia, quando il marchese Giovanni Dondi
Dall'Orologio arrivò in quel paese per accrescere le sue
conoscenze e le sue relazioni di prestigio. In Polonia il Dondi
fu conquistato dall'eleganza e dalla bellezza
dell'insolito gallinaceo, importandone alcuni esemplari in
Italia, per allevarli nella sua villa gentilizia nel padovano. E
da qui, naturalizzatasi, si diffuse al circostante contado,
producendo insoliti incroci fino a giungere, attraverso le vie
dei traffici commerciali utilizzati dai veneziani, nelle Fiandre
e nel Brabante, regione a cavallo degli attuali Belgio, Olanda e
Francia settentrionale, dove ancor oggi si trovano polli
ciuffati.
Così il monaco bolognese Ulisse Aldrovandi, medico e
naturalista, descrive, nel trattato "Historia Animalium"
pubblicato agli inizi del XVII secolo, la gallina padovana:
"Tra i nostri gallinacei più grandi ne esistono alcuni
che il popolo chiama padovani, ma si tratta comunque di galline
nostrane. Il gallo è bellissimo, ornato di ben cinque colori:
decisamente nero, verde e rosso, in tutto il corpo prevale il
nero. La testa è coperta di penne bianchissime, mentre le ali e
il tronco sono in parte di colore nero con riflessi verdi. Anche
la coda ha gli stessi colori, ma la base delle penne è di
colore biancastro…..La testa è ornata di un bellissimo ciuffo
con piume di coloro bianco alla base, una macchia rossa circonda
gli occhi. La cresta è piccola, il becco e le zampe sono
gialli".
L'allevamento di questo pregiato e gustoso gallinaceo è
proseguito fino agli anni cinquanta, quando venne sostituito da
razze più produttive e solo grazie alla passione di un
insegnante di avicoltura dell'Istituto Agrario Duca degli
Abruzzi di Padova, Gabriele Baldan e di pochi allevatori
locali riuniti nell'associazione Pro Avibus Nostris, è
cominciato il suo recupero.
Oggi l'allevamento della gallina padovana, razza riconosciuta
come "pura" da uno standard nazionale redatto dalla Federazione
italiana delle razze avicole, deve rispondere da un preciso
disciplinare di produzione, che prevede innanzitutto una
superficie minima nel luogo di allevamento di almeno quattro
metri, per poter "ruspare", attività alla quale deve
la qualità della sua carne, oltre naturalmente al tipo di
alimentazione a base di granaglie, in particolare mais. Per
essere "pronta" per la tavola, la gallina deve
avere almeno 12 mesi e deve aver completato il suo primo ciclo
di produzione di uova. Un marchio registrato ne garantisce
l'origine: ad ogni esemplare viene apposto un anellino con
il numero dell'allevamento ed esce dal macello accompagnato da
un'etichetta, da un pieghevole e, per i ristoratori, da sei
cialde che sul piatto accosteranno ogni porzione.
L'attuale area di produzione si estende tra le province di
Padova e Venezia e in particolare nei centri di Padova,
Borgoricco, Casalserugo, Rubano, Vaccarino di Piazzola sul
Brenta, Cervarese di Santa Croce, Santa Maria di Sala e Cona.
Il crescente interesse registrato in questi ultimi anni
attorno alla gallina padovana ha fatto in modo che si
moltiplicassero anche le iniziative che vedono protagonista
questo "nobile pennuto" da cortile, come ad esempio la
manifestazione "Padova da gustare", la grande vetrina
dell'agroalimentare padovano, con il momento clou in "Cene
sotto le stelle", dove la gallina dal gran ciuffo è
divenuta l'incontrastata protagonista dei menu.
La "Padovana" sarà presente anche al Salone del
Gusto di Torino sotto l'egida dello Slow Food che ha
inserito la storica gallina veneta "dal gran ciuffo"
tra i presidi dell'Arca del gusto, ovvero tra i prodotti
tipici da salvare e da rilanciare.
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