anno  V - n. 36
15 ottobre 2003

 

immagine giuggiole

 

 

 

 

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Prodotti tradizionali

Il dolce sapore delle giuggiole, bontà autunnale

"Sono proprio andato in brodo di giuggiole!” E' un'esclamazione che po' tutti, almeno una volta, hanno pronunciato per sottolineare una situazione vissuta con particolare soddisfazione. In effetti il "brodo di giuggiole" è un antico distillato considerato una vera prelibatezza per il palato, che però non è facile poterlo degustare, perché le giuggiole sono un frutto raro; la loro coltivazione è infatti circoscritta all’ambito famigliare e soprattutto circoscritta ad una ristretta area, per cui raramente si trovano in vendita sui banchi della grande distribuzione.
Questo territorio interessato alla produzione è quello dei Colli Euganei, nel padovano e in particolare un paese, che il Petrarca scelse come sua ultima dimora, Arquà Petrarca, dove nel mese di ottobre alle giuggiole vengono addirittura dedicate due domeniche di festa. 

E proprio il Petrarca testimonia l’incanto provato alla vista di questa pianta ornamentale della famiglia delle ramnacee dai vivaci fiori gialli, importata nella notte dei tempi dalla lontana Siria, dai romani che la chiamarono Zyzyphum, tant'è che nella tradizione dialettale veneta ancora oggi la giuggiola viene chiamata "zizzola".

Anche i Greci se ne servivano: ce lo ricorda Erodoto che per dolcezza paragonava la giuggiola al dattero, sottolineando come dalla polpa fermentata si ottenesse un vino molto inebriante. Le più antiche preparazioni risalgono però a Egizi e Fenici. Il giuggiolo è infatti originario dei paesi arabi, più precisamente della Siria. Attualmente cresce in un bacino che va dalla Cina alla Spagna. Il suo nome scientifico è Zizyphus e la sua famiglia d’appartenenza è quella delle Rhamnaceae. Si presenta come pianta dal portamento arbustivo o come un piccolo alberello dai fiori gialli. La giuggiola è un frutto della grossezza di una oliva, forma ellittica o sferica, a seconda delle qualità, di colore marrone chiaro caratteristico, che si trasforma poi in rossastro.

 La polpa è biancastra e compatta, a volte farinosa o mucillaginosa, di sapore subacido-dolciastro, che ricorda quello del dattero. I frutti sono diuretici, emollienti e lassativi, si consumano freschi o trasformati in marmellate e conserve. Molto apprezzata anche la loro conservazione sotto grappa. 

Ma la giuggiola, oltre ad essere tanto stuzzicante per il palato, ha anche ottime proprietà medicinali. Contiene infatti saponine triterpeniche, piccole quantità di alcaloidi, glicosidi flavonoidici, ma soprattutto vitamina C. Infatti 10 giuggiole equivalgono a 2 arance. Le sue principali proprietà terapeutiche sono le seguenti: epatoprotettive, ipocolesterolemiche, antipiretiche, antinfiammatorie, emolliente ed espettoranti. Nella medicina popolare è considerata uno dei quattro frutti “pettorali” con fichi, datteri e uvetta. Viene usata in infuso o in decotto per prevenire e curare i sintomi da raffreddamento e le infiammazioni alle vie respiratorie. 

I frutti appartengono da sempre alla tradizione contadina della zona: un tempo venivano conservati per l’inverno e consumati principalmente dalle donne a “filò”. Nelle lunghe veglie invernali di stallo, le filatrici abbisognavano di continua saliva per umettare le dita e tirare il filo da avvolgere. Una giuggiola in bocca era quel che serviva.