anno  IV - n. 42
23 ottobre 2002

 

Foto: immagine pannocchie grano

 

 

 

Foto: immagine ingrandita dei chicchi di mais

 

 

 

 

 

 

 

Foto: immagine pannocchia di grano

 

 

 

Mondo agricolo Veneto - logo

Prodotti tradizionali

Marano: da una pannocchia di successo la regina delle polente

Si chiamerebbe Maranelo, ma la sua fama ha ben presto varcato gli stretti confini della zona d’origine dalla quale ha preso il nome, Marano Vicentino. E facendo strada ha acquisito una elle in più, trasformandosi da termine dialettale a denominazione di quella che gli esperti considerano la pannocchia dalla quale si ricava la miglior farina di mais per la preparazione della polenta, il Maranello. Attenzione, però, perché questa farina vanta numerosi tentativi di imitazione e, indipendentemente dal numero di elle, l’importante è che sia quella originale di Marano.

Insomma, niente a che vedere con la località dove ha sede la Rossa d’Italia più famosa nel mondo, la Ferrari, anche se con questa ha qualcosa in comune: il colore – i chicchi di questo mais sono, infatti, di un rosso aranciato – e una spiccata vocazione al successo, tanto da essere considerata la Numero Uno tra i prodotti del suo genere.

Di Marano era Antonio Fioretti, un agricoltore quantomeno curioso e intraprendente, che, nel 1890 decise di incrociare nel suo podere due varietà di mais locali, Pignoletto d'Oro e Nostrano, nella speranza di adattare al meglio la pianta alle terre ghiaiose del Leogra, coniugando la qualità del primo alla resa del secondo. Si rivelò una felice intuizione e, dopo un'opera di selezione durata ben vent'anni, nacque il nuovo granoturco che, come detto, dalla pianura padana conquistò le tavole di tutto il mondo.

Nel 1940 il grano Marano ottenne il marchio governativo dallo Stato e ancor oggi è custodito nella banca del germoplasma dell’Istituto di Genetica e Sperimentazione Agraria Strampelli di Lonigo. In quegli anni la coltivazione del Marano si diffuse in gran parte del nord Italia, tanto da essere una delle varietà più utilizzate, ma, dal secondo dopoguerra, con la graduale scomparsa della polenta dalle tavole, il prodotto conobbe una forte crisi, che divenne poi tracollo con l’affermarsi dei mais ibridi che, pur perdendo in qualità, garantivano una resa molto più elevata.

E’ nell’ultimo decennio, con la riscoperta dei prodotti di qualità e con una rinnovata attenzione per le nostre antiche tradizioni, comprese quelle gastronomiche, che il Mais Marano (nome ufficiale) è tornato in auge, insieme alla polenta e ai suoi fantastici e irrinunciabili abbinamenti con alcuni grandi protagonisti della cucina veneta, quale ad esempio il baccalà.

Di questa farina originale oggi se ne produce una quantità molto limitata: si tratta di un cosiddetto prodotto di nicchia, apprezzato soprattutto dai cultori della buona cucina e dai ristoratori che si impegnano a far conoscere e valorizzare i sapori veri della nostra tradizione. Esiste un Consorzio di Tutela Mais Marano che si propone, oltre a salvaguardare la qualità del prodotto, di ottenere il riconoscimento comunitario dell’Indicazione Geografica Protetta (Igp).

Dalle pannocchie di piccola taglia di questo mais, i cui chicchi sono ricchi di glutine – diversamente da altri comuni mais che contengono più amidi -, si ricava una farina ideale per la polenta, che risulta di un colore giallo intenso, screziato da caratteristiche pagliuzze marroni, e dall’inconfondibile gradevolissimo sapore.

I paioli non torneranno a farla da padroni nelle nostre cucine e assisteremo al rito di "fare la polenta nel caliero" solo in qualche rara occasione rievocativa di un passato che comunque sarebbe un delitto consegnare all’oblio. Non fosse altro perché nella conservazione delle nostre tradizioni abbiamo salvato anche dei veri e propri tesori gastronomici a cui è meglio non dover rinunciare e uno di questi è il Mais Marano. E passi pure che i veneti siano polentoni, purché la polenta sia di qualità.