Mandorlato che passione. Chi lo vuole nato a fine ottocento,
chi lo annovera fra i dolci preferiti dai Dogi di Venezia già
nel '500, ma come spesso accade per ogni ricetta pregiata,
realtà storica e leggenda si confondono sovrapponendosi,
rendendo difficile stabilire la data esatta della sua
"invenzione", tant'è che il mandorlato non fa
eccezione e nessuno è riuscito ancora a risalire con certezza
al suo scopritore. Lo storico Samuele Romanin, nella sua
"Storia documentata di Venezia" nel periodo 1853-1961
annotava: "Questa leccornia, allora, era già conosciuta ed
apprezzata nei lontani tempi, quando la Serenissima Republica
regnava incontrastata su gran parte del territorio veneto."
E che in quel periodo Cologna fosse molto legata a Venezia lo
dimostra il fatto che per molto tempo fece parte aggregata del 'Sestier
del Dorsoduro', nel cuore della città lagunare e questo
privilegio nei rapporti può ben giustificare il fatto che
questa specialità fosse già conosciuta presso la cucina dei
Dogi.
Dolce tipico veronese, raffinato e squisito, da gustare
accompagnato da un buon caffè o da una grappa bianca veneta e
se sminuzzato, usato come ingrediente per la preparazione di
gelati o creme, il mandorlato di Cologna Veneta è un dolce
candido, duro ma friabile. Anche se di primi del Novecento la
sua produzione avvenga quasi prevalentemente in forma
industriale, le tecniche e i tempi di lavorazione mantengano
essenzialmente ancora le caratteristiche del procedimento
artigianale e con assoluta fedeltà all'antica e ma cambiata
ricetta.
Il mandorlato richiede una preparazione particolare,
soprattutto per quanto riguarda il dosaggio degli ingredienti e
in particolare la loro cottura, che ne determina la qualità e
la differenza tra mandorlato e mandorlato. Miele di Sicilia,
zucchero, albume d'uovo e mandorle di Puglia tostate, il tutto
fuso in caldaie di rame dove viene continuamente mescolato a
temperatura costante, per essere poi versato in stampi dalla
tradizionale forma rettangolare.