anno  VI - n. 22
9 giugno 2004

 

torta nicolotta

 

 

 

 

 

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Prodotti tradizionali

La Torta Nicolotta

Le parrocchie della città di Venezia hanno sempre celebrato in passato le loro feste patronali con un piatto proprio, che poi, nel tempo, è divenuto patrimonio dell'intera città. Si pensi ai "sfogéti in saòr" (sogliolette in saòr) della parrocchia di Santa Marta, all'anatra arrosta della parrocchia del Redentore, e così via. Di particolare importanza, nella vita veneziana, era in passato la parrocchia di San Nicolò, i cui abitanti erano chiamati Nicolotti. 

Anticamente questi parrocchiani, al pari di quelli di Santa Marta, erano in gran parte pescatori e formavano una fazione rivale agli abitanti di Castello, i Castellani. Tra le due fazioni c'era un tempo grande rivalità, favorita anche dal Governo, per tenere il popolo diviso e quindi controllarlo meglio. Quando le ricchezze della Repubblica cominciarono a diminuire, a partire dal '600, molti patrizi persero i loro averi e, lasciati i palazzi aviti, si trasferirono nella parrocchia di San Nicolò, conosciuta come San Nicolò dei Mendicali. In questa parrocchia dunque si preparava, per la festa del Patrono, una torta davvero originale, chiamata "Torta Nicolotta", a base di pane raffermo e, a partire dal '700, quando la povertà si fece sentire in modo più diffuso, anche con polenta. 

Per la solennità del Patrono i Nicolotti si potevano permettere qualche spesa fuori dell'ordinario ed ecco la ricetta dell'antica torta. "Inzuppate in 1 litro di latte 300 g di pane raffermo, quindi spappolatelo, aggiungete 2 cucchiai di farina e 5 uova, amalgamando al meglio. Incorporate poi 100 g di strutto o burro, 200 g di zucchero, 5 uova battute, 100 g di uvetta e 50 g di pinoli. Se c'era la possibilità, si aggiungevano pure dei cedrini a cubetti. Dopo aver mescolato bene, versate il tutto in una tortiera, cospargetevi sopra del pane grattugiato e ponete in forno per circa 40 minuti." La versione con la polenta prevede 100 g di pane raffermo e 2-300 g di polenta abbrustolita che vanno messi in latte tiepido, legando il tutto con farina ed uova come nella versione più antica. Per il resto si procede come nell'altra versione. 

Ecco dunque un dolce nato dalla fantasia di qualche donna nicolotta, molto semplice, ma con la presenza di tutti gli ingredienti tipici dei prodotti dolciari: uova, uvetta, pinoli, zucchero; la farina, poco impiegata, è sostituita da pane avanzato e quindi recuperato, o da polenta, meno costosa del pane, e quindi conservata proprio per questo scopo. La torta Nicolotta trova ancor oggi a Venezia degli estimatori, espressione di una storia veneziana che ha molti risvolti e che mostra in tanti casi la bravura delle donne che seppero produrre piatti e dolci che hanno superato indenni l'esame del tempo.