La pesca, dolce regina dell'estate
In questo periodo dell'anno, passare tra i banchi di un
mercato e osservare gli innumerevoli tipi di frutta che la
stagione estiva ci offre, è una gioia non solo per i palati, ma
anche per la vista, perché la varietà dei colori, che fanno
assomigliare gli scafali a vivaci composizioni pittoriche,
trasmette sicuramente allegria. E in questa fantasia cromatica e
di sapori, spicca regina, per la sua "vellutata"
bellezza e per la sua delicata bontà, la pesca.
Presente sui mercati sin dalla fine dell'inverno, "la
pesca raggiunge l’optimum in piena estate, con frutti dalla
polpa dolce, succosa e dai vividi colori. Verso la prima metà
di giugno giunge a maturazione la cosiddetta Fior di maggio, dal
frutto grosso, buccia di un bel colore rosso intenso, polpa
bianca. La pesca di S. Anna, dal frutto voluminoso, rosso
violaceo, molto aromatico, appare, invece, a luglio. La pesca
gialla, detta anche di Verona, ha frutto grosso, giallo con
screziature rosse, polpa gialla profumatissima, ed ha una
produzione che va fino ad oltre settembre."
Anche se molti consigliano di non succhiare il nocciolo, per
via il di una sostanza, concentrata nella mandorla, che potrebbe
rivelarsi nociva, con i noccioli di pesca è possibile preparare
un delicatissimo rosolio, la cui preparazione è molto semplice.
Mettendoli, con ancora un velo di polpa attaccata, dentro un
vaso di vetro e ricoprendoli di alcool puro, vanno conservati al
buio per circa 40 giorni. L'alcool va' quindi filtrato e pesato.
A questo punto si prepara uno sciroppo con tanta acqua quanto il
peso dell'alcool e altrettanto zucchero. Lo sciroppo così
ottenuto va fatto bollire per uno o due minuti e, una volta
raffreddato, unito all'alcool e lasciato invecchiare.
"Dal punto di vista nutrizionale, nella varietà di pesche
gialle, è notevole la quota di beta-carotene, ma tutte le
pesche hanno un buon contenuto di potassio e di fibra solubile.
Sono molto digeribili e leggermente lassative. L’apporto in
calorie della pesca è pari, se non superiore, a quello dei
migliori frutti. Per questo alla pesca è assegnato un ruolo
importante nella fisiologia del bambino, che dal succo di essa
può trarre agevolmente il fabbisogno giornaliero di elementi
indispensabili al suo sviluppo".
La coltura del pesco nel veronese ha origini assai antiche,
dato che noccioli di pesca sono stati rinvenuti in strati
archeologici riferibili al I secolo dell’era volgare.
Anche le testimonianze documentali sulla tradizione di questa
coltura non mancano. Nel volume di A. Valerini "Le bellezze
di Verona" del 1584 si citano i "persichi",
mentre in una delle prestigiose raccolte Bertarelli di Milano,
quella sul "Gioco della Cucagna" che raffigura in
costumi del XVII secolo le "principali prerogative delle
città d’Italia circa le robbe mangiative", vengono
segnalate le "persiche di Verona".
I peschi del veronese sono ricordati anche nel volume VI
"Sulle osservazioni meteorologiche, mediche e agrarie per l’anno
1791" riportate nelle "Memorie dell’Accademia di
Agricoltura, Commercio ed Arti di Verona".
C. Tonini nelle sue "Osservazioni agrarie della
Provincia di Verona per l’anno 1877" sottolinea, oltre lo
straordinario impulso ricevuto dalla coltivazione del pesco, l’esportazione
delle "belle voluminose" pesche "spiccatoie e
poscia duracine" verso le mense più esigenti di Germania e
Russia per un quantitativo superiore a 10.000 t.
Sormani-Moretti nella sua monografia "La provincia di
Verona", del 1904, a proposito del pesco ricorda che
trattasi "di un sistema di coltura invalso da secoli (…)
con esso si mantiene ognora prospera, proficua e vantata la
coltivazione del prezioso frutto".
Anche Stefano Iacini, negli "Atti della Giunta per la
Inchiesta Agraria" del 1882 sottolinea che "la
coltivazione dei peschi è molto intensiva nella provincia di
Verona fin dai tempi remotissimi".
L'area interessata alla produzione della "Pesca di
Verona" comprende l’intero territorio dei comuni di
Bussolengo, Castel d’Azzano, Mozzecane, Pastrengo, Pescantina,
S. Giovanni Lupatoto, Sommacampagna, Sona, Valeggio sul Mincio,
Villafranca di Verona, Povegliano, Vigasio, Isola della Scala,
Oppeano, Palù, Ronco all’Adige, Isola Rizza, Roverchiara,
Albaredo d’Adige, Bonavigo, Angiari, Minerbe, Boschi S. Anna,
Bevilacqua e Terrazzo e parte dei comuni di Castelnuovo del
Garda, Lazise, S. Ambrogio di Valpolicella, S. Pietro Incariano,
S. Martino Buonalbergo, Verona, Zevio e Legnago.
La denominazione "Pesca di Verona" è riservata
alle pesche a polpa bianca e a polpa gialla delle cultivar a
maturazione precoce, media e tardiva appartenenti alla specie Persica
vulgaris, Mill.
La "Pesca di Verona" si distingue per: il colore
dell’epidermide dei frutti, più esteso e intenso rispetto a
quello che contraddistingue di norma ciascuna cultivar.