anno  VII - n. 22
15 giugno 2005

 

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Prodotti tradizionali

La dissetante regina delle tavole estive


Il pesco bianco nel territorio di Cavallino e Jesolo è una presenza storica consolidata, la cui sorte si è strettamente legata all’alluvione del 1966, che ne ha causato un forte ridimensionamento produttivo. In realtà la moria delle piante per asfissia radicale era già in atto in forma strisciante per l’innalzamento della falda freatica, già evidente a partire dalle seconda metà degli anni cinquanta. Inoltre, le tradizionali cultivar nazionali incontravano, in quel periodo, notevoli difficoltà di mercato con l’introduzione delle nuove, più produttive e conservabili, varietà di origine americana (“Redhaven”, “Cardinal”, “South Land…).


L’area tipica di produzione comprende tutto litorale nord di Venezia, dalla foce del Piave alla penisola del Cavallino e le isole di Treporti, Lio Piccolo e Le Mesole, a cui si devono aggiungere anche Sant’Erasmo e Vignole in Comune di Venezia.

Questo territorio è caratterizzato da un clima mite, con inverni mai eccessivamente gelidi e quindi in grado di garantire al pesco l’indispensabile periodo di “fabbisogno in freddo”, senza danneggiare le piante o comprometterne la fioritura. Il terreno è leggero, a tratti sabbioso, ma prevalentemente di origine sedimentaria dolomitica dovuta all’azione millenaria dei fiumi Piave e Sile. 
Per le citate caratteristiche costitutive e la composizione leggermente salina, garantisce non solo un buon drenaggio, ma anche ottime caratteristiche gustative alla produzione. 

L’innalzamento della falda freatica e l’alluvione del 1966 hanno però praticamente distrutto gli impianti proprio per asfissia radicale e da allora alla produzione frutticola si è preferita quella orticola, di immediato realizzo e con minori costi di avvio.
Storicamente la Pesca Bianca di Venezia era costituita da una popolazione locale di pesca a pasta bianca, tradizionalmente allevata a vaso e con sesti di impianto molto ampi, anche allo scopo di permettere la consociazione con gli ortaggi di stagione.
 

Il frutto era caratteristico, rotondeggiante, globoso, sempre scarsamente colorato con buccia di colorazione verde, biancastra anche a maturazione, polpa bianca con sfumature verdi, rossastre nella parte a contatto con il nocciolo, molto aromatica. Maturazione estiva, mediamente tardiva (agosto) molto variabile in relazione alla zona produttiva e alla tipologia. 

Tale era il pregio del prodotto e la disponibilità di manodopera, che la difficoltosa colorazione dei frutti veniva favorita non solo con le normali tecniche di “potatura verde”, ma anche con una specifica e manuale “sfogliatura” in corrispondenza di ogni singolo frutto. Negli anni quaranta la tradizionale e poco produttiva popolazione di “Pesca Bianca di Venezia” viene velocemente sostituita con una nuova e promettente cultivar, attraente se non altro per l’intensità della colorazione: la “Triestina”. 


Per diversificare i periodi della disponibilità di mercato e, quindi, coprire un periodo commerciale più lungo si usano anche altre varietà tradizionali a pasta bianca come la “Pieri 81” e la “Michelini”.


La tecnica agronomica non è dissimile da quella normalmente utilizzata per la peschicoltura a livello nazionale. Le particolari caratteristiche ambientali del luogo e la specifica sensibilità della pianta all’equilibrio idrico, impongono una particolare cura nella scelta dei terreni ove realizzare l’impianto e una grande attenzione nella pratica dell’irrigazione. Ciò anche in considerazione del fatto che un perfetto livello idrico permette, non solo una maggiore produzione, ma soprattutto una superiore qualità dei frutti e una maturazione meno scalare (nella tradizione la Pesca Bianca di Venezia necessitava infatti di molti stacchi successivi: fino a cinque).

Il sesto di coltivazione era molto largo, spesso si trattava di semplici filari, che dividevano i vari appezzamenti e la forma di allevamento unicamente il “vaso”. I successivi impianti di “Triestina” assunsero forme più specializzate e meno attente alle necessità di eventuali consociazioni, la forma di allevamento rimase il vaso. Impianti recenti non esistono, sopravvivono solo residui di impianti specializzati di allora, pezzi di filari o alberi sparsi e isolati nei quali la natura ha sostanzialmente ripreso il suo corso naturale riguardo a dimensioni e forme delle piante.

Le pratiche colturali sono praticamente individuabili in quelle tradizionali e generali per il pesco, con una particolare attenzione, come già detto, per la potatura estiva, che tradizionalmente nella zona è molto curata derivando dalla tradizione della “sfogliatura”, necessariamente usata per dare un minimo di colore alla tipologia tradizionale.
La pesca è un ottimo e naturale dissetante estivo, mineralizzante e rinfrescante. La pectina della polpa esercita una buona azione regolatrice delle funzioni intestinali. Buona fonte di vitamine.

La pesca utile per le artritici e nella prevenzione dei calcoli urinari. La polpa fresca è usata anche in cosmesi per rinfrescare e rilassare la pelle. E' soprattutto un saporito e profumatissimo frutto estivo, quindi si consuma quasi esclusivamente fresca e ben matura. 

Come tutte le pesche può essere usata per marmellate, confetture, sciroppi, succhi, gelati, essicata, in pasticceria. Con il vino bianco secco (Prosecco) a pezzi come dessert o in succo per raffinati aperitivi.