Una pioggia prelibata di piselli sui Berici
Lungo la fascia dei Colli Berici, che si estende da Lumignano
a Castegnero, Nanto, Mossano e su fino a San Germano dei Berici,
si coltiva un pisello nostrano saporitissimo, conosciuto anche
come "Bisi de Lumignan".
A introdurre questa coltivazione, secondo la monografia che
Ferdinando Tescari scrisse sui "Piselli di Lumignano",
furono i frati Benedettini, i quali attorno all'anno Mille
diedero inizio alla bonifica dei terreni posti ai piedi dei
colli Berici ed Euganei. E in quest'area il dolce legume trovò
un habitat ideale, dove l'esposizione al sole e il calore
trattenuto dalle rocce, permetteva una produzione
eccezionalmente precoce, primizia tra le primizie. Alle
favorevoli condizioni climatiche, si aggiunse poi l'abilità dei
coltivatori, che nei secoli seppero selezionare un prodotto di
eccezionale qualità dal sapore prelibato, tanto che i Dogi di
Venezia lo richiedevano per celebrare, con il tipico piatto dei
"Risi e bisi", la festa di San Marco.
Il pisello dei Berici richiedeva una coltivazione
faticosissima, perché, per sfruttare le esposizioni migliori,
si arrivava a lavorare in piccoli orti ricavati nei terreni più
scoscesi, costruendo le "masiere" o "banchette",
dove tutto il necessario veniva trasportato a spalla, con le
gerle. Il risultato però era un prodotto estremamente delicato,
che deliziava anche i palati più esigenti.
Col
trascorrere degli anni e l'inevitabile esodo dalle campagne, la
produzione si ridusse sempre più, tanto che oggi negli orti
familiari si produce quanto basta per pochi privilegiati, che lo
possono gustare nei tipici ristoranti locali e per celebrare la
Festa dei Bisi, che si tiene ogni anno nel mese di maggio.
La semina di questo prodotto avviene in novembre o al massimo
in dicembre, mentre la raccolta cade da aprile a maggio,
inserendosi fra le produzioni precocissime dell’Italia
Meridionale della Sicilia ,Puglia, Campania e fra quelle
normali.
Il pisello in genere resiste bene ai climi freddi invernali,
anche se intensi, teme, invece, le gelate tardive o le basse
temperature in primavera, allorché ha inizio la fioritura, l’allegagione
e la formazione del baccello. Il microclima dei Colli Berici
soddisfa le esigenze del baccello, per cui se si escludono
inverni eccezionalmente freddi con temperature molto basse, e
qualche primavera piuttosto calda rispetto al normale, le
produzioni sono sempre abbondanti. Clima temperato, quindi, non
per niente si trova qui l’ulivo, altitudine 50-200 metri,
terreno di origine sedimentaria, ricco di impasto calcareo ma
non troppo.
Il pisello deve succedere ad una sarchiata o ad una coltura
che sia stata abbondantemente concimata con letame. Non deve
succedere a se stesso; si consocia convenientemente con il
vigneto e l’oliveto. In maggio il terreno viene lasciato
libero e la coltura arborea non solo non viene danneggiata, ma
si avvantaggia dei lavori e delle concimazioni fatte al pisello,
mentre il terreno si arricchisce dei residui lasciati dalla
pianta.
L’aratura fondamentalmente dev’essere fatta il più
presto possibile, tra settembre-ottobre, in modo che il terreno
possa beneficare dell’azione degli agenti atmosferici e possa
immagazzinare le acque delle piogge autunnali e l’ultimo
calore.
Il pisello abbisogno di notevoli quantitativi di fosforo e
potassio. Nei terreni dei Berici, in particolare, ha grande
importanza la concimazione fosfatica, data la loro povertà di
questo minerale e la relativa ricchezza in potassio. Il pisello
si giova, altresì, delle concimazioni organiche, ma non tollera
quelle grossolane con concimi immaturi. Perciò è preferibile
far seguire il pisello ad una coltura già concimata
abbondantemente con sostanze organiche o quanto meno
somministrare letame ben maturo o buone spazzature o buoni
terricciati alla prima aratura di preparazione. L’azoto è il
terzo elemento, indispensabile soprattutto nei primi stadi di
sviluppo delle piantine. Da ciò la tecnica di impiegare piccole
dosi di azoto alla semina ed in copertura. La modalità di
concimazione è quella di impiegare una metà dei quantitativi
sparsa a pieno campo e interrata con i lavori preparatori e l’altra
metà localizzata sul solco di semina.
Il terreno così lavorato è suscettibile di essere
prontamente preparato per la semina, indipendentemente dalle
condizioni climatiche. Infatti si presenta poroso, soffice e va
rapidamente in tempera, consentendo la preparazione dei
solchetti e una buona semina.
L’epoca di semina costituisce un elemento di grande
importanza per ottenere una produzione precoce e allo stesso
tempo abbondante. Per la zona dei Berici l’esperienza insegna
che l’epoca più favorevole per seminare va dal 20 Novembre
alla metà di Dicembre. La profondità di semina si aggira
intorno ai 6-8 cm. Il seme non deve andare a contatto diretto
con i concimi, per cui questi ultimi vanno prima coperti con
terra. La distanza è di 60-70 cm per le varietà nane e 100 cm
per le varietà rampicanti.
I piselli dei Berici sono destinati totalmente per consumo
fresco. La raccolta dei baccelli avviene quando il seme è
ancora tenero, dolce, cioè quando i baccelli sono molto
delicati.
Nel
fare la raccolta, perciò, bisogna evitare di schiacciare i
baccelli e di toglierne la caratterizzante freschezza. La
raccolta si fa a mano per tradizione, o meglio con le forbici,
delicatamente per non rompere il fusto e non dev’essere fatta
nelle ore troppo calde, durante la pioggia o comunque quando le
piante sono bagnate.
Il pisello dei Berici non esce dal circondario, perché primo
è un prodotto del tutto locale, poi perché resta ancora un
prodotto artigianale e non industriale. Il raccolto nei momenti
migliori supera i 7000 quintali.
Famosissima è la sagra dei bisi de Lumignan che cade
la seconda domenica di maggio dove è possibile gustare le tajadele
coi bisi o i risi e bisi secondo antica ricetta.
Tipica è anche la ricetta di rìsi, bìsi e òca, una
variante, caratteristica del Basso Vicentino, della minestra di rìsi
e bìsi, che viene resa più appetibile dalla presenza del
brodo e dei pezzettini di carne d’oca.
Gustati da soli, tradizionalmente i piselli si cuociono in
padella, bisi in tecia, seguendo le stesse procedure dei
risi, piselli e oca o le tagliatelle con i piselli e in
particolare la variante di Lumignano prevede sempre l’utilizzo
di pancetta dolce nel soffritto.