anno  V - n. 18
28 maggio 2003

 

nella foto piselli sgusciati

 

 

 

 

 

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Prodotti Tradizionali

Una pioggia prelibata di piselli sui Berici

Lungo la fascia dei Colli Berici, che si estende da Lumignano a Castegnero, Nanto, Mossano e su fino a San Germano dei Berici, si coltiva un pisello nostrano saporitissimo, conosciuto anche come "Bisi de Lumignan".

A introdurre questa coltivazione, secondo la monografia che Ferdinando Tescari scrisse sui "Piselli di Lumignano", furono i frati Benedettini, i quali attorno all'anno Mille diedero inizio alla bonifica dei terreni posti ai piedi dei colli Berici ed Euganei. E in quest'area il dolce legume trovò un habitat ideale, dove l'esposizione al sole e il calore trattenuto dalle rocce, permetteva una produzione eccezionalmente precoce, primizia tra le primizie. Alle favorevoli condizioni climatiche, si aggiunse poi l'abilità dei coltivatori, che nei secoli seppero selezionare un prodotto di eccezionale qualità dal sapore prelibato, tanto che i Dogi di Venezia lo richiedevano per celebrare, con il tipico piatto dei "Risi e bisi", la festa di San Marco.

Il pisello dei Berici richiedeva una coltivazione faticosissima, perché, per sfruttare le esposizioni migliori, si arrivava a lavorare in piccoli orti ricavati nei terreni più scoscesi, costruendo le "masiere" o "banchette", dove tutto il necessario veniva trasportato a spalla, con le gerle. Il risultato però era un prodotto estremamente delicato, che deliziava anche i palati più esigenti.

nella foto i piselli di lumignanoCol trascorrere degli anni e l'inevitabile esodo dalle campagne, la produzione si ridusse sempre più, tanto che oggi negli orti familiari si produce quanto basta per pochi privilegiati, che lo possono gustare nei tipici ristoranti locali e per celebrare la Festa dei Bisi, che si tiene ogni anno nel mese di maggio.

La semina di questo prodotto avviene in novembre o al massimo in dicembre, mentre la raccolta cade da aprile a maggio, inserendosi fra le produzioni precocissime dell’Italia Meridionale della Sicilia ,Puglia, Campania e fra quelle normali.

Il pisello in genere resiste bene ai climi freddi invernali, anche se intensi, teme, invece, le gelate tardive o le basse temperature in primavera, allorché ha inizio la fioritura, l’allegagione e la formazione del baccello. Il microclima dei Colli Berici soddisfa le esigenze del baccello, per cui se si escludono inverni eccezionalmente freddi con temperature molto basse, e qualche primavera piuttosto calda rispetto al normale, le produzioni sono sempre abbondanti. Clima temperato, quindi, non per niente si trova qui l’ulivo, altitudine 50-200 metri, terreno di origine sedimentaria, ricco di impasto calcareo ma non troppo.

Il pisello deve succedere ad una sarchiata o ad una coltura che sia stata abbondantemente concimata con letame. Non deve succedere a se stesso; si consocia convenientemente con il vigneto e l’oliveto. In maggio il terreno viene lasciato libero e la coltura arborea non solo non viene danneggiata, ma si avvantaggia dei lavori e delle concimazioni fatte al pisello, mentre il terreno si arricchisce dei residui lasciati dalla pianta.

L’aratura fondamentalmente dev’essere fatta il più presto possibile, tra settembre-ottobre, in modo che il terreno possa beneficare dell’azione degli agenti atmosferici e possa immagazzinare le acque delle piogge autunnali e l’ultimo calore.

Il pisello abbisogno di notevoli quantitativi di fosforo e potassio. Nei terreni dei Berici, in particolare, ha grande importanza la concimazione fosfatica, data la loro povertà di questo minerale e la relativa ricchezza in potassio. Il pisello si giova, altresì, delle concimazioni organiche, ma non tollera quelle grossolane con concimi immaturi. Perciò è preferibile far seguire il pisello ad una coltura già concimata abbondantemente con sostanze organiche o quanto meno somministrare letame ben maturo o buone spazzature o buoni terricciati alla prima aratura di preparazione. L’azoto è il terzo elemento, indispensabile soprattutto nei primi stadi di sviluppo delle piantine. Da ciò la tecnica di impiegare piccole dosi di azoto alla semina ed in copertura. La modalità di concimazione è quella di impiegare una metà dei quantitativi sparsa a pieno campo e interrata con i lavori preparatori e l’altra metà localizzata sul solco di semina.

Il terreno così lavorato è suscettibile di essere prontamente preparato per la semina, indipendentemente dalle condizioni climatiche. Infatti si presenta poroso, soffice e va rapidamente in tempera, consentendo la preparazione dei solchetti e una buona semina.

L’epoca di semina costituisce un elemento di grande importanza per ottenere una produzione precoce e allo stesso tempo abbondante. Per la zona dei Berici l’esperienza insegna che l’epoca più favorevole per seminare va dal 20 Novembre alla metà di Dicembre. La profondità di semina si aggira intorno ai 6-8 cm. Il seme non deve andare a contatto diretto con i concimi, per cui questi ultimi vanno prima coperti con terra. La distanza è di 60-70 cm per le varietà nane e 100 cm per le varietà rampicanti.

I piselli dei Berici sono destinati totalmente per consumo fresco. La raccolta dei baccelli avviene quando il seme è ancora tenero, dolce, cioè quando i baccelli sono molto delicati.

fotografia dei piselli di LumignanoNel fare la raccolta, perciò, bisogna evitare di schiacciare i baccelli e di toglierne la caratterizzante freschezza. La raccolta si fa a mano per tradizione, o meglio con le forbici, delicatamente per non rompere il fusto e non dev’essere fatta nelle ore troppo calde, durante la pioggia o comunque quando le piante sono bagnate.

Il pisello dei Berici non esce dal circondario, perché primo è un prodotto del tutto locale, poi perché resta ancora un prodotto artigianale e non industriale. Il raccolto nei momenti migliori supera i 7000 quintali.

Famosissima è la sagra dei bisi de Lumignan che cade la seconda domenica di maggio dove è possibile gustare le tajadele coi bisi o i risi e bisi secondo antica ricetta.

Tipica è anche la ricetta di rìsi, bìsi e òca, una variante, caratteristica del Basso Vicentino, della minestra di rìsi e bìsi, che viene resa più appetibile dalla presenza del brodo e dei pezzettini di carne d’oca.

Gustati da soli, tradizionalmente i piselli si cuociono in padella, bisi in tecia, seguendo le stesse procedure dei risi, piselli e oca o le tagliatelle con i piselli e in particolare la variante di Lumignano prevede sempre l’utilizzo di pancetta dolce nel soffritto.