anno  IV - n. 49
11 dicembre 2002

 

foto: immagine radicchio Treviso

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Prodotti tradizionali

Un "rosso fiore" invernale sulle nostre tavole

Secondo un vecchio detto popolare, il radicchio rosso è il dono che l'autunno fa all'inverno, per rallegrare con un po' dei suoi colori i campi ormai brulli e incupiti.

Ma le leggende su questo gustoso ortaggio sono molte e ancora oggi gli anziani contadini amano raccontarle: c'è chi parla di uccelli che hanno lasciato cadere il seme di questa pianta sul campanile del paese in tempi remoti, chi parla di frati che hanno saputo trovare e conservare con cura questo seme, chi ancora racconta di una piantina che cresceva spontanea lungo i fossi e ai bordi degli orti fino a quando qualcuno non scoprì la possibilità di trasformarla nel croccante radicchio per mezzo dell'imbianchimento. Racconta un pensionato di Treviso, un tale Silla Bovo, di aver sentito dire quando era giovane, da vecchi agricoltori, che tutto era iniziato quando un contadino della zona in inverno portò a casa dei radicchi di campo ammassati in una carriola. Dimenticati in un angolo, una delle piante, tolte le foglie esterne appassite e guaste, mostrava un cuore sano e dal colore rosso vivo. E che la scoperta gastronomica di trasformare la varietà di cicoria invernale, da sempre presente nei campi attorno a Treviso, nel rosso e croccante radicchio che ora conosciamo sia dovuta ad un fatto puramente casuale è forse la possibilità più attendibile.

Secondo alcuni studiosi la coltivazione del radicchio iniziò da metà del XVI secolo, presso Dosson, in provincia di Treviso e non risultano prove documentabili di una presenza in tempi più antichi come oggi lo conosciamo e gustiamo, cioè sottoposto al processo di imbianchimento e forzatura. Il radicchio non viene citato neppure dai cronisti antichi, quando descrivono Treviso e le sue specialità gastronomiche, così come non se ne parla nei testi di divulgazione agronomica pubblicati nel '700 a Venezia. Le prime notizie del radicchio si hanno nella seconda metà dell'800 per trovare, con un libricino dedicato alle operazioni necessarie per la cura dell'orto, nei vari mesi dell'anno. Da questo momento le notizie si sono susseguite numerose, quasi a compensare il silenzio e la disistima riservate nei tanti secoli precedenti all'umile cicoria dei campi.

La consacrazione ufficiale del radicchio rosso come pregiato ortaggio invernale simbolo di Treviso e protagonista delle tavole avviene per opera di Giuseppe Benzi, un agronomo di origine lombarda trasferitosi nel 1876 a Treviso come insegnante e che, divenuto responsabile dell'Associazione Agraria Trevigiana, darà vita, nel dicembre del 1900, alla prima mostre dedicate alla "rossa cicoria".

Il radicchio, croccante e dal gusto amarognolo, è molto apprezzato crudo in insalata, cotto o ai ferri e per la sua duttilità si presta ad essere utilizzato in molte ricette. Per alcune varietà è consigliato tenerlo, intero o tagliato, a bagno nell'acqua per due-tre ore prima di consumarlo, per smorzarne il forte sapore amaro. Ma il radicchio di Treviso, nelle sue due selezioni "Precoce" e "Tardivo", è conosciuto ed usato anche in medicina. Le radici, infatti, seccate e ridotte in polvere o preparate in sciroppi e decotti, servono come digestivo, tonico, stomatico e depurativo, mentre le foglie, messe in infuso o sciroppo, vengono impiegate per stimolare le funzioni digestive, per depurare il fegato ed il sangue e anche per facilitare la diuresi; infine i fiori, in infuso, hanno la proprietà di favorire la secrezione della bile.

Nel corso degli anni gli agricoltori dediti alla sua coltivazione hanno eseguito una rigorosa selezione, che ha portato ad ottenere un prodotto con caratteristiche di alto pregio, suddiviso in tre varietà con caratteristiche ben distinte: precoce, medio precoce e tardivo. E in questo senso, il "Centro Sperimentale Ortofrutticolo Po di Tramontana" in provincia di Rovigo e gestito da Veneto Agricoltura, impegnato nella valorizzazione, qualificazione e diversificazione di alcuni prodotti orticoli, sta conducendo, tra gli altri, degli studi per il miglioramento genetico del radicchio di Treviso precoce e tardivo e nella produzione di sementi superiori di entrambe le speci da destinare alle aziende di produzione.

Dal 1996, con il regolamento della Commissione Europea n.1263, la coltivazione del radicchio rosso é tutelata a livello comunitario con il marchio I.G.P., Identificazione Geografica Protetta, prestigioso riconoscimento ad una produzione orticola di alta qualitá destinata ad una sempre maggiore commercializzazione.

Un'importante attivitá di tutela e valorizzazione della produzione del radicchio rosso di Treviso viene svolta dal Consorzio Radicchio di Treviso, aderendo alla quale il produttore deve rispettare il disciplinare I.G.P. di produzione, che permette di ridurre al minimo l'uso dei presidi fitosanitari. L'utilizzo rigoroso delle tradizionali pratiche agronomiche consente di ottenere una produzione di qualitá e di elevato valore organolettico. Queste prevedono: l'avvicendamento del terreno solo dopo 24 mesi, il divieto di rotazione con altre composite, la limitazione delle concimazioni entro i limiti stabiliti ed un investimento massimo di 6/8 piante per mq.

 

Coltivazione e produzione
Nella rotazione agraria la coltivazione del radicchio segue generalmente quella del grano o dell'orzo. Tale processo produttivo consente che il concime utilizzato per i cereali non sia lasciato a disposizione del radicchio. Dopo la trebbiatura del cereale, verso la prima decade o a metá di luglio viene distribuita una modestissima concimazione fosfo-potassica e dopo una superficiale lavorazione e preparazione di un sodo letto di semina, viene eseguita, in file distanziate di 45/50 centimetri, la semina del radicchio. Nella quasi generalitá viene applicato, o prima della semina o subito dopo, il diserbo chimico. Segue l'irrigazione al fine di far germogliare i semi e far nascere la coltura. Quando le giovani piante cominciano ad avere 3/4 foglie si opera il diradamento e si lasciano da 6 a 8 piante per metro quadrato. Durante questa operazione viene eseguita anche la sarchiatura che elimina le erbe eventualmente sfuggite all'azione del diserbo chimico ma, soprattutto, serve a rompere la crosta e favorire lo sviluppo delle radici. Nessuna concimazione, in andamento normale, viene attuata sul radicchio. Altra sarchiatura viene eseguita piú tardi e molto piú in superficie, sempre per eliminare erbe infestanti e rompere la crosta.

Zone di produzione
A cavallo fra le province di Treviso e di Venezia, comprende i comuni di Carbonera, Casale sul Sile, Casier, Mogliano Veneto, Morgano, Preganziol, Quinto, San Biagio di Callalta, Treviso, Villorba, Zero Branco e Scorzè.

Produzione annua
Circa 450 ettari coltivati con una produzione complessiva di 32.000 quintali

Radicchio rosso precoce di Treviso
La varietà precoce viene raccolta verso la metà di settembre. I cespi vengono liberati dall'eventuale legatura fatta precedentemente con elastici, mondato dalle foglie esterne e quindi ripulito del coletto e della radice.

Radicchio rosso tardivo di Treviso
Con i primi abbassamenti di temperatura la coltura del radicchio cambia gradatamente la colorazione. Da un verde intenso, a volte screziato di rosso, si tinge sempre piú di un rosso cupo, vinoso, quasi marrone, fino a diventare all'80/90% pigmentato in rosso scuro, pronto per essere raccolto, il che avviene verso la metá di novembre e fino alla metá di dicembre, per restare in attesa della forzatura. Questa avviene dopo un certo periodo di stazionamento.
I mazzi di radicchio vengono messi uno vicino all'altro in ampie vasche coperte ove verrá fatta scorrere, solo lambendo le radici, l'acqua sorgiva di pozzi artesiani che, quasi in ogni famiglia, sono stati aperti per lo scopo. La temperatura costante di quest'acqua é di circa di 17 gradi e permette la forzatura ossia la produzione di nuovi germogli dalle riserve della grossa radice. Dopo 8/10 giorni i mazzi vengono portati in stalla o altro ricovero ove non abbia a gelare e tenuto, su un letto di segatura o paglia, per altri due giorni. In questo modo il radicchio ultima la maturazione del nuovo germoglio, si asciuga ed é pronto per essere "ripulito". Vengono asportate le foglie marcite esterne e pelata la radice. Dopo un ripetuto, ma delicato lavaggio, il prodotto é pronto per essere sistemato nelle cassette e portato al mercato.