Secondo un vecchio detto popolare, il radicchio rosso è il
dono che l'autunno fa all'inverno, per rallegrare con un po' dei
suoi colori i campi ormai brulli e incupiti.
Ma le leggende su questo gustoso ortaggio sono molte e ancora
oggi gli anziani contadini amano raccontarle: c'è chi parla di
uccelli che hanno lasciato cadere il seme di questa pianta sul
campanile del paese in tempi remoti, chi parla di frati che
hanno saputo trovare e conservare con cura questo seme, chi
ancora racconta di una piantina che cresceva spontanea lungo i
fossi e ai bordi degli orti fino a quando qualcuno non scoprì
la possibilità di trasformarla nel croccante radicchio per
mezzo dell'imbianchimento. Racconta un pensionato di Treviso, un
tale Silla Bovo, di aver sentito dire quando era giovane, da
vecchi agricoltori, che tutto era iniziato quando un contadino
della zona in inverno portò a casa dei radicchi di campo
ammassati in una carriola. Dimenticati in un angolo, una delle
piante, tolte le foglie esterne appassite e guaste, mostrava un
cuore sano e dal colore rosso vivo. E che la scoperta
gastronomica di trasformare la varietà di cicoria invernale, da
sempre presente nei campi attorno a Treviso, nel rosso e
croccante radicchio che ora conosciamo sia dovuta ad un fatto
puramente casuale è forse la possibilità più attendibile.
Secondo alcuni studiosi la coltivazione del radicchio iniziò
da metà del XVI secolo, presso Dosson, in provincia di Treviso
e non risultano prove documentabili di una presenza in tempi
più antichi come oggi lo conosciamo e gustiamo, cioè
sottoposto al processo di imbianchimento e forzatura. Il
radicchio non viene citato neppure dai cronisti antichi, quando
descrivono Treviso e le sue specialità gastronomiche, così
come non se ne parla nei testi di divulgazione agronomica
pubblicati nel '700 a Venezia. Le prime notizie del radicchio si
hanno nella seconda metà dell'800 per trovare, con un libricino
dedicato alle operazioni necessarie per la cura dell'orto, nei
vari mesi dell'anno. Da questo momento le notizie si sono
susseguite numerose, quasi a compensare il silenzio e la
disistima riservate nei tanti secoli precedenti all'umile
cicoria dei campi.
La consacrazione ufficiale del radicchio rosso come pregiato
ortaggio invernale simbolo di Treviso e protagonista delle
tavole avviene per opera di Giuseppe Benzi, un agronomo di
origine lombarda trasferitosi nel 1876 a Treviso come insegnante
e che, divenuto responsabile dell'Associazione Agraria
Trevigiana, darà vita, nel dicembre del 1900, alla prima mostre
dedicate alla "rossa cicoria".
Il radicchio, croccante e dal gusto amarognolo, è molto
apprezzato crudo in insalata, cotto o ai ferri e per la sua
duttilità si presta ad essere utilizzato in molte ricette. Per
alcune varietà è consigliato tenerlo, intero o tagliato, a
bagno nell'acqua per due-tre ore prima di consumarlo, per
smorzarne il forte sapore amaro. Ma il radicchio di Treviso,
nelle sue due selezioni "Precoce" e
"Tardivo", è conosciuto ed usato anche in medicina.
Le radici, infatti, seccate e ridotte in polvere o preparate in
sciroppi e decotti, servono come digestivo, tonico, stomatico e
depurativo, mentre le foglie, messe in infuso o sciroppo,
vengono impiegate per stimolare le funzioni digestive, per
depurare il fegato ed il sangue e anche per facilitare la
diuresi; infine i fiori, in infuso, hanno la proprietà di
favorire la secrezione della bile.
Nel corso degli anni gli agricoltori dediti alla sua
coltivazione hanno eseguito una rigorosa selezione, che ha
portato ad ottenere un prodotto con caratteristiche di alto
pregio, suddiviso in tre varietà con caratteristiche ben
distinte: precoce, medio precoce e tardivo. E in questo senso,
il "Centro Sperimentale Ortofrutticolo Po di
Tramontana" in provincia di Rovigo e gestito da Veneto
Agricoltura, impegnato nella valorizzazione, qualificazione e
diversificazione di alcuni prodotti orticoli, sta conducendo,
tra gli altri, degli studi per il miglioramento genetico del
radicchio di Treviso precoce e tardivo e nella produzione di
sementi superiori di entrambe le speci da destinare alle aziende
di produzione.
Dal 1996, con il regolamento della Commissione Europea
n.1263, la coltivazione del radicchio rosso é tutelata a
livello comunitario con il marchio I.G.P., Identificazione
Geografica Protetta, prestigioso riconoscimento ad una
produzione orticola di alta qualitá destinata ad una sempre
maggiore commercializzazione.
Un'importante attivitá di tutela e valorizzazione della
produzione del radicchio rosso di Treviso viene svolta dal
Consorzio Radicchio di Treviso, aderendo alla quale il
produttore deve rispettare il disciplinare I.G.P. di produzione,
che permette di ridurre al minimo l'uso dei presidi fitosanitari.
L'utilizzo rigoroso delle tradizionali pratiche agronomiche
consente di ottenere una produzione di qualitá e di elevato
valore organolettico. Queste prevedono: l'avvicendamento del
terreno solo dopo 24 mesi, il divieto di rotazione con altre
composite, la limitazione delle concimazioni entro i limiti
stabiliti ed un investimento massimo di 6/8 piante per mq.
Coltivazione e produzione
Nella rotazione agraria la coltivazione del radicchio segue
generalmente quella del grano o dell'orzo. Tale processo
produttivo consente che il concime utilizzato per i cereali non
sia lasciato a disposizione del radicchio. Dopo la trebbiatura
del cereale, verso la prima decade o a metá di luglio viene
distribuita una modestissima concimazione fosfo-potassica e dopo
una superficiale lavorazione e preparazione di un sodo letto di
semina, viene eseguita, in file distanziate di 45/50 centimetri,
la semina del radicchio. Nella quasi generalitá viene
applicato, o prima della semina o subito dopo, il diserbo
chimico. Segue l'irrigazione al fine di far germogliare i semi e
far nascere la coltura. Quando le giovani piante cominciano ad
avere 3/4 foglie si opera il diradamento e si lasciano da 6 a 8
piante per metro quadrato. Durante questa operazione viene
eseguita anche la sarchiatura che elimina le erbe eventualmente
sfuggite all'azione del diserbo chimico ma, soprattutto, serve a
rompere la crosta e favorire lo sviluppo delle radici. Nessuna
concimazione, in andamento normale, viene attuata sul radicchio.
Altra sarchiatura viene eseguita piú tardi e molto piú in
superficie, sempre per eliminare erbe infestanti e rompere la
crosta.
Zone di produzione
A cavallo fra le province di Treviso e di Venezia, comprende
i comuni di Carbonera, Casale sul Sile, Casier, Mogliano Veneto,
Morgano, Preganziol, Quinto, San Biagio di Callalta, Treviso,
Villorba, Zero Branco e Scorzè.
Produzione annua
Circa 450 ettari coltivati con una produzione complessiva di
32.000 quintali
Radicchio rosso precoce di Treviso
La varietà precoce viene raccolta verso la metà di
settembre. I cespi vengono liberati dall'eventuale legatura
fatta precedentemente con elastici, mondato dalle foglie esterne
e quindi ripulito del coletto e della radice.
Radicchio rosso tardivo di Treviso
Con i primi abbassamenti di temperatura la coltura del
radicchio cambia gradatamente la colorazione. Da un verde
intenso, a volte screziato di rosso, si tinge sempre piú di un
rosso cupo, vinoso, quasi marrone, fino a diventare all'80/90%
pigmentato in rosso scuro, pronto per essere raccolto, il che
avviene verso la metá di novembre e fino alla metá di
dicembre, per restare in attesa della forzatura. Questa avviene
dopo un certo periodo di stazionamento.