anno  V - n. 7
26 febbraio 2003

 

fotografia di una ricotta affumicata

 

 

 

 

 

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Prodotti tradizionali

La ricotta che profuma di pascoli vicentini

Nei comuni di Mossano e Montegalda, nel vicentino, si produce una vera rarità: la ricotta stufata di pecora dei Berici, detta "puina stufà" in dialetto locale.

In passato la produzione era estesa a quasi tutto il Basso Vicentino, dove l'allevamento delle pecore era parallelo a quello bovino. A Noventa Vicentina, particolarmente, si allevava la pecora di "pianura" o "Padovana", qui conosciuta invece come "Noventana", che si caratterizzava per una maggiore mole, una discreta produzione di latte accanto a quella più rilevante di lana e carne.

La presenza di allevamenti stanziali in provincia di Vicenza è documentata sin dalla fine del 1700 e nel Basso vicentino è doveroso citare le generazioni dei pastori Palma, oggi residenti a Longare e Montegalda. La produzione casearia si diffuse molto più tardi, circa un secolo dopo. Accanto al formaggio pecorino, i contadini cominciarono a produrre la ricotta che per esser meglio conservata subiva un processo di affumicatura.

Oggi la lavorazione della ricotta stufata dei Berici è fatta ancora con procedimenti ancora quasi tutti artigianali.

Il siero (residuo del latte che rimane dopo la lavorazione del formaggio) viene corretto con una quantità variabile di sale e, poi, si riscalda in "caliere" di rame (nome dialettale dato a queste particolari pentole) dove viene portato a una temperatura tra gli 80 e 90 °C. Subito dopo in superficie cominciano ad affiorare grani molto fini e bianchi, la cosiddetta "puina". Per favorire il processo, e in particolare la coagulazione in fiocchi, si aggiunge del sale amaro. La ricotta così formata viene raccolta molto delicatamente e messa in stampini di piccole dimensioni, o addirittura in sacchettini di tela, per consentire la fuoriuscita di eventuale acqua. Successivamente avviene l'essiccazione (che viene fatta, però, sempre di più in forni elettrici) che consente la conservazione e aumenta la fragranza e il profumo delle ricotte.

I vecchi contadini raccontano che una volta per fare la ricotta occorreva il silenzio e che non vi fossero bambini a disturbare il magico processo di affioramento (probabilmente non si voleva che potessero capitare potàcci, cioè imprevisti, a rompere la ricotta); per lo stesso motivo, per scaldare le caliere si utilizzava il legno di faggio, che non scoppiettava.

La ricotta pecorina dei Berici conserva le caratteristiche della zona di produzione del latte da cui proviene il siero utilizzato e quindi, come il formaggio pecorino, nel Basso Vicentino risulta dolce (per l’alimentazione a secco delle pecore) e particolarmente leggera. Povera di grassi e ricca di proteine è apprezzata per l’elevata digeribilità e lo scarso apporto calorico.

Le ricotte stufate vengono usate come saporito ma leggero formaggio da grattugiare in molte ricette tipiche, ma possono essere anche apprezzate come piatto unico.