anno  V - n. 12
9 aprile  2003

 

immagine pianta di riso

 

 

 

 

 

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Prodotti tradizionali

Il Delta del Po, terra di risaie

La coltivazione del riso nel Delta del Po risale al 1400, anche se la produzione estensiva ed organizzata si sviluppò solo nel XVI secolo, per opera della famiglia degli Estensi, che riuscirono a sfruttare i terreni acquitrinosi che altrimenti sarebbero rimasti abbandonati.

Il riso trova infatti in questa zona un terreno ideale, essendo l'unica coltivazione possibile in terreni permanentemente semi sommersi, richiedendo infatti una perfetta sistemazione idraulica del terreno. I terreni alluvionali del Delta del Po, inoltre, derivando dai sedimenti terminali del corso del fiume, sono particolarmente fertili in quanto ricchi di minerali, soprattutto di potassio, al punto da rendere inutile l'aggiunta di fertilizzanti, sia potassici, sia azotati.

Le caratteristiche del terreno consentono di distinguere tra "Riso delle Terre Bianche", coltivato nei terreni a componente argillosa e tra il "Riso delle Terre Nere", coltivato nei terreni torbosi. Anche da un punto di vista fitosanitario, l'ambiente del Delta è decisamente favorevole, per via della salubre brezza marina, che, spirando costantemente, riduce i ristagni di umidità e quindi la proliferazione di funghi patogeni e la conseguente necessità di trattamenti anticrittogamici. Condizioni queste che rendono i chicchi naturalmente sani e ricchi di sapore.

Il riso e la sua coltivazione hanno determinato non solo la struttura produttiva del Delta del Po, ma anche quella sociale, territoriale ed urbanistica. I terreni paludosi e malsani si trasformarono in verdeggianti risaie, dalle quali emergevano sempre più numerosi i casoni di canna palustre, le povere abitazioni dei lavoratori delle risaie. Ma attorno ad essi si sviluppò una realtà urbana che rispondeva alle necessità sia della produzione del riso, sia delle esigenze della vita dei lavoratori stessi. Aie, granai, essicatoi, case più confortevoli, chiese, scuole, "osterie", spacci, strade diedero vita ad insediamenti stabili.

Oggi le risaie del Delta del Po coprono circa 9.000 ettari di territorio, dove viene coltivato un riso della varietà "Japonica", prevalentemente del tipo Superfino, nelle varietà Carnoli, Volano, Baldo e Arborio, tutti con caratteristiche organolettiche particolari che li contraddistinguono dagli altri risi prodotti in Italia.

logo dell'associazione risicoltori delta del PoI risicoltori del Delta del Po rodigino hanno avviato da tempo le procedure richieste per l’ottenimento del marchio di indicazione geografica protetta, che aggregherà anche l’area emiliana ferrarese. Le motivazioni tecniche e di tutela della qualità che hanno sostenuto la collaborazione fra le due province aprono interessanti prospettive: è prevista la possibilità di realizzare in Polesine, con finanziamenti del progetto europeo Leader plus, un impianto di confezionamento, che potrà lavorare le produzioni delle due province. La cooperazione potrà favorire anche l’attrazione di altri finanziamenti comunitari, che sarebbero inaccessibili ad una sola provincia.

L’Associazione risicoltori, nata nel 1998 per iniziativa dell’Associazione agricoltori di Rovigo, aveva già compiuto gran parte del lavoro per giungere all’Igp e attuato una intensa campagna di promozione del prodotto del Delta, registrando il marchio e avviando la commercializzazione del prodotto. Nell’ultimo anno sono state commercializzate 100 mila confezioni di riso del Delta nelle varietà Carnaroli, Arborio e Vialone nano.

Un comitato tecnico misto dei produttori delle due province ha quindi redatto il nuovo disciplinare. Il perimetro produttivo contenuto nella richiesta iniziale di registrazione di Indicazione geografica protetta era limitato a otto comuni del Delta rodigino (Ariano Polesine, Porto Tolle, Porto Viro, Taglio di Po, Rosolina, Loreo, Corbola e Papozze), mentre ora si è concordato di estenderlo a tutti i comuni inclusi nel parco del Delta del Po, veneto ed emiliano e indicati come compresi nel Delta del Po dagli strumenti di pianificazione territoriale. Agli otto comuni polesani si aggiungono quindi Comacchio, Goro, Codigoro, Lagosanto, Massa Fiscaglia, Migliaro, Migliarino, Ostellato, mesola, Jolanda di Savoia e Berra.

immagine piatto di risoLe norme produttive hanno mantenuto l’obiettivo di esaltazione della qualità. Le varietà che potranno fregiarsi del marchio Igp sono rimaste quelle inizialmente previste: Carnaroli, Volano, Baldo e Arborio. La varietà Carnaroli, che necessita di particolari terreni a prevalenza argillosa e potrà essere prodotta solo in terreni con pH superiore a 7,5. Sono state definite norme sulle rotazioni agrarie, sull’uso di semente selezionata, sulle concimazioni ridotte, e sull’impiego di prodotti fitosanitari a ridotto impatto; per la difesa della coltivazione dovranno essere privilegiate le tecniche agronomiche.

L’iniziativa ha ottenuto già il sostegno delle istituzioni: le Regioni Veneto ed Emilia Romagna hanno assegnato alla nuova richiesta di registrazione Igp la massima priorità.

"Il nostro distretto risicolo" ha concluso Mario landini "ha tutte le caratteristiche per diventare un polo per la produzione di qualità, capace di sostenere la sfida commerciale e produttiva prevista nella nuova revisione della politica agricola.

 

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