La coltivazione del riso nel Delta del Po risale al 1400,
anche se la produzione estensiva ed organizzata si sviluppò
solo nel XVI secolo, per opera della famiglia degli Estensi, che
riuscirono a sfruttare i terreni acquitrinosi che altrimenti
sarebbero rimasti abbandonati.
Il riso trova infatti in questa zona un terreno ideale,
essendo l'unica coltivazione possibile in terreni
permanentemente semi sommersi, richiedendo infatti una perfetta
sistemazione idraulica del terreno. I terreni alluvionali del
Delta del Po, inoltre, derivando dai sedimenti terminali del
corso del fiume, sono particolarmente fertili in quanto ricchi
di minerali, soprattutto di potassio, al punto da rendere
inutile l'aggiunta di fertilizzanti, sia potassici, sia azotati.
Le caratteristiche del terreno consentono di distinguere tra
"Riso delle Terre Bianche", coltivato nei terreni a
componente argillosa e tra il "Riso delle Terre Nere",
coltivato nei terreni torbosi. Anche da un punto di vista
fitosanitario, l'ambiente del Delta è decisamente favorevole,
per via della salubre brezza marina, che, spirando
costantemente, riduce i ristagni di umidità e quindi la
proliferazione di funghi patogeni e la conseguente necessità di
trattamenti anticrittogamici. Condizioni queste che rendono i
chicchi naturalmente sani e ricchi di sapore.
Il riso e la sua coltivazione hanno determinato non solo la
struttura produttiva del Delta del Po, ma anche quella sociale,
territoriale ed urbanistica. I terreni paludosi e malsani si
trasformarono in verdeggianti risaie, dalle quali emergevano
sempre più numerosi i casoni di canna palustre, le povere
abitazioni dei lavoratori delle risaie. Ma attorno ad essi si
sviluppò una realtà urbana che rispondeva alle necessità sia
della produzione del riso, sia delle esigenze della vita dei
lavoratori stessi. Aie, granai, essicatoi, case più
confortevoli, chiese, scuole, "osterie", spacci,
strade diedero vita ad insediamenti stabili.
Oggi le risaie del Delta del Po coprono circa 9.000 ettari di
territorio, dove viene coltivato un riso della varietà "Japonica",
prevalentemente del tipo Superfino, nelle varietà Carnoli,
Volano, Baldo e Arborio, tutti con caratteristiche
organolettiche particolari che li contraddistinguono dagli altri
risi prodotti in Italia.
I risicoltori del Delta del Po rodigino hanno
avviato da tempo le procedure richieste per l’ottenimento del
marchio di indicazione geografica protetta, che aggregherà
anche l’area emiliana ferrarese. Le motivazioni tecniche e di
tutela della qualità che hanno sostenuto la collaborazione fra
le due province aprono interessanti prospettive: è prevista la
possibilità di realizzare in Polesine, con finanziamenti del
progetto europeo Leader plus, un impianto di confezionamento,
che potrà lavorare le produzioni delle due province. La
cooperazione potrà favorire anche l’attrazione di altri
finanziamenti comunitari, che sarebbero inaccessibili ad una
sola provincia.
L’Associazione risicoltori, nata nel 1998
per iniziativa dell’Associazione agricoltori di Rovigo, aveva
già compiuto gran parte del lavoro per giungere all’Igp e
attuato una intensa campagna di promozione del prodotto del
Delta, registrando il marchio e avviando la commercializzazione
del prodotto. Nell’ultimo anno sono state commercializzate 100
mila confezioni di riso del Delta nelle varietà Carnaroli,
Arborio e Vialone nano.
Un comitato tecnico misto dei produttori
delle due province ha quindi redatto il nuovo disciplinare. Il
perimetro produttivo contenuto nella richiesta iniziale di
registrazione di Indicazione geografica protetta era limitato a
otto comuni del Delta rodigino (Ariano Polesine, Porto Tolle,
Porto Viro, Taglio di Po, Rosolina, Loreo, Corbola e Papozze),
mentre ora si è concordato di estenderlo a tutti i comuni
inclusi nel parco del Delta del Po, veneto ed emiliano e
indicati come compresi nel Delta del Po dagli strumenti di
pianificazione territoriale. Agli otto comuni polesani si
aggiungono quindi Comacchio, Goro, Codigoro, Lagosanto, Massa
Fiscaglia, Migliaro, Migliarino, Ostellato, mesola, Jolanda di
Savoia e Berra.
Le norme produttive hanno mantenuto l’obiettivo
di esaltazione della qualità. Le varietà che potranno
fregiarsi del marchio Igp sono rimaste quelle inizialmente
previste: Carnaroli, Volano, Baldo e Arborio. La varietà
Carnaroli, che necessita di particolari terreni a prevalenza
argillosa e potrà essere prodotta solo in terreni con pH
superiore a 7,5. Sono state definite norme sulle rotazioni
agrarie, sull’uso di semente selezionata, sulle concimazioni
ridotte, e sull’impiego di prodotti fitosanitari a ridotto
impatto; per la difesa della coltivazione dovranno essere
privilegiate le tecniche agronomiche.
L’iniziativa ha ottenuto già il sostegno
delle istituzioni: le Regioni Veneto ed Emilia Romagna hanno
assegnato alla nuova richiesta di registrazione Igp la massima
priorità.
"Il nostro distretto risicolo" ha concluso Mario
landini "ha tutte le caratteristiche per diventare un polo
per la produzione di qualità, capace di sostenere la sfida
commerciale e produttiva prevista nella nuova revisione della
politica agricola.
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Associazione
risicoltori Delta del Po